Attori, ballerini, musicisti, macchinisti, professori d’orchestra e dipendenti dei teatri incrociano le braccia per chiedere un rinnovo contrattuale adeguato e maggiori tutele economiche. La mobilitazione coinvolge anche Brescia, dove il settore dello spettacolo dal vivo conta tra 1.000 e 1.500 addetti.
Lo sciopero generale dei dipendenti dei teatri e del personale scritturato è stato proclamato dal Coordinamento nazionale unitario di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil, dopo l’interruzione delle trattative con Federvivo, la federazione che rappresenta il comparto dello spettacolo dal vivo.
In Lombardia i lavoratori interessati sono circa 23mila, di cui 16mila nell’area milanese. Nel Bresciano sono attese adesioni tra i dipendenti delle principali istituzioni teatrali cittadine, dal Teatro Grande al Centro teatrale bresciano (Ctb), che gestisce il Teatro Borsoni, il Teatro Mina Mezzadri, già Santa Chiara, e il Teatro Sociale. Possibili partecipazioni sono previste anche in altre realtà della provincia, con conseguenze sulla programmazione degli spettacoli.
La protesta dopo due anni di trattative
Alla base della mobilitazione c’è la rottura del confronto sul contratto collettivo nazionale, dopo circa due anni di negoziati. I sindacati contestano le proposte economiche avanzate dalla controparte, giudicate insufficienti rispetto all’inflazione accumulata durante il periodo di mancato rinnovo.
Anche a Brescia è stato proclamato lo stato di agitazione. Nelle scorse giornate i rappresentanti sindacali hanno distribuito volantini davanti ai teatri per informare lavoratori e pubblico sulle ragioni della vertenza. L’attività di sensibilizzazione è destinata a proseguire fino alla fine del mese.
La mobilitazione prevede inoltre un presidio a Milano, davanti al Piccolo Teatro, con appuntamento alle 18, al quale è attesa anche una rappresentanza di lavoratori bresciani. Il percorso di protesta culminerà il 9 novembre con una manifestazione nazionale a Roma.
La richiesta: aumenti salariali del 23%
Il nodo principale riguarda il recupero del potere d’acquisto degli stipendi. Alberto Fostinelli, segretario della Slc Cgil di Brescia, ha spiegato che i sindacati chiedono un adeguamento economico almeno del 23%, in linea con l’inflazione registrata durante il periodo di vacanza contrattuale.
Le proposte avanzate da Federvivo prevedono invece un incremento del 18% per i dipendenti dei teatri e del 20% per il personale scritturato, in entrambi i casi distribuito nell’arco di tre anni.
Secondo le organizzazioni sindacali, queste percentuali non sarebbero sufficienti a compensare la perdita di potere d’acquisto accumulata negli anni. La protesta punta inoltre a richiamare l’attenzione sulla necessità di maggiori investimenti nel settore culturale e sulle condizioni economiche di chi lavora dietro e davanti al palcoscenico.
Stipendi e compensi, il confronto tra le proposte
La retribuzione mensile media dei dipendenti dei teatri indicata dai sindacati è pari a 1.433,43 euro. Con l’aumento del 18% proposto da Federvivo, distribuito in tre anni, lo stipendio medio arriverebbe nel 2029 a 1.691,44 euro.
Per il personale scritturato, che comprende figure come attori, ballerini, macchinisti e musicisti, l’incremento ipotizzato del 20% porterebbe invece il compenso giornaliero a 70,42 euro lordi nel 2029.
I sindacati contestano la gradualità degli aumenti e l’assenza di arretrati per il periodo trascorso senza un rinnovo contrattuale. La distanza tra le richieste dei lavoratori e le proposte economiche della controparte resta quindi al centro della vertenza.
Il futuro degli spettacoli
L’adesione allo sciopero potrebbe ripercuotersi sulla regolare attività dei teatri bresciani, coinvolgendo sia le rappresentazioni sia le mansioni tecniche e organizzative indispensabili alla loro realizzazione.
L’effettiva cancellazione o conferma dei singoli spettacoli dipenderà dalle adesioni del personale e dalle comunicazioni delle rispettive strutture. La mobilitazione, intanto, proseguirà nelle prossime settimane con l’obiettivo di riaprire il confronto sul contratto nazionale e ottenere condizioni economiche ritenute più adeguate dai lavoratori del settore.
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