La liberazione di Youssef Siher, il ricercatore 30enne coinvolto nell’inchiesta sul canale Telegram «Movimento 17 ottobre», accende lo scontro politico sulla decisione della magistratura milanese. Dopo che la gip Tiziana Landoni ha disposto la rimessione in libertà dell’indagato, senza convalidarne il fermo, sono arrivate dure reazioni da parte dei vertici del governo e della maggioranza.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato ai social un video nel quale ha contestato apertamente il provvedimento, definendolo una scelta «vergognosa» e sollevando interrogativi sulla capacità dello Stato di tutelare i cittadini.
«Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura», ha dichiarato la premier. Meloni ha poi aggiunto di considerare inaccettabile la decisione della gip di Milano relativa a Siher, accusato di gestire il canale Telegram attraverso il quale, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stata promossa l’organizzazione di manifestazioni culminate nei danneggiamenti di diversi esercizi commerciali a Milano.
Tajani: «Una scelta che mette a rischio la sicurezza»
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia, che ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze della liberazione.
In un messaggio pubblicato su X, Tajani ha definito estremamente grave la decisione della giudice, sostenendo che il rilascio di Siher potrebbe compromettere la sicurezza del Paese.
Secondo il leader azzurro, il provvedimento rischia inoltre di mortificare il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nel contrasto al terrorismo e alla criminalità. Tajani ha quindi invitato a valutare decisioni di questo tipo con maggiore cautela e senso di responsabilità.
Salvini: «Se ci saranno nuove violenze, chi pagherà?»
Toni ancora più duri sono arrivati dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che ha contestato la scelta della gip richiamando la gravità delle ipotesi di reato formulate dalla Procura.
Salvini ha definito la scarcerazione «vergognosa, incomprensibile, assurda», ricordando che gli inquirenti avevano contestato a Siher l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e avevano prospettato rischi di fuga e di reiterazione del reato.
Il leader leghista ha inoltre fatto riferimento alle manifestazioni annunciate per venerdì a Milano, chiedendo provocatoriamente chi dovrebbe assumersi la responsabilità di eventuali nuovi episodi di violenza e danneggiamenti.
Calderoli: «Possiamo parlare di giustizia giusta?»
Anche il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, è intervenuto nella polemica, esprimendo perplessità sulla decisione giudiziaria.
Il senatore della Lega ha elogiato le forze dell’ordine per aver individuato e fermato Siher, descritto come uno dei principali sospettati di aver alimentato le proteste violente, e ha messo in discussione l’esito dell’intervento giudiziario.
Calderoli ha richiamato le devastazioni avvenute a Milano e le accuse contestate dalla Procura, tra cui l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e la violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche.
Il ministro ha inoltre sostenuto che, dopo il fermo di Siher, non si sarebbero più verificati cortei caratterizzati da analoghe devastazioni, manifestando timori per eventuali nuovi episodi dopo la sua liberazione.
La decisione della gip al centro dello scontro
Le dichiarazioni degli esponenti del governo arrivano dopo il provvedimento con cui la gip Tiziana Landoni ha escluso i presupposti per convalidare il fermo e applicare la custodia cautelare in carcere.
Nelle motivazioni, la giudice ha ritenuto che i contenuti pubblicati da Siher sul gruppo Telegram richiamassero forme di protesta e disobbedienza civile, senza dimostrare un’incitazione a comportamenti violenti o criminosi. Ha inoltre escluso la sussistenza del pericolo di fuga sulla base degli elementi esaminati.
La decisione riguarda la fase cautelare del procedimento e non costituisce una sentenza definitiva sulle accuse. La vicenda ha tuttavia aperto un nuovo fronte di confronto tra governo e magistratura, con la maggioranza che contesta la scelta giudiziaria e richiama le esigenze di sicurezza pubblica.
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