Disturbi alimentari a Brescia, pazienti quadruplicati in sei anni

Nel territorio di Ats Brescia le persone in cura sono passate da 410 a 1.538 tra il 2019 e il 2025. L'anoressia è la patologia più diffusa, mentre cresce la necessità di percorsi assistenziali continuativi. Criticità anche nella disponibilità di posti letto per le emergenze

disturbi alimentari

Disturbi alimentari a Brescia, oltre 1.500 persone in cura

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione rappresentano un problema sanitario sempre più rilevante nel territorio di Brescia, dove il numero delle persone assistite dai servizi è passato da 410 nel 2019 a 1.538 nel 2025, registrando un incremento di quasi quattro volte nell’arco di sei anni. I dati elaborati da Ats Brescia, attraverso le informazioni provenienti da ricoveri, visite ambulatoriali e prestazioni sanitarie, evidenziano una crescita delle persone che necessitano di cure per patologie come anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata. L’aumento è legato soprattutto alla permanenza dei pazienti nei percorsi terapeutici, spesso prolungati, e alla capacità del sistema sanitario di individuare e seguire situazioni di disagio che richiedono un’assistenza continuativa.

Il fenomeno interessa persone di età differenti, con una particolare attenzione ai giovani e agli adolescenti, per i quali le conseguenze possono coinvolgere non soltanto la salute fisica, ma anche il benessere psicologico, le relazioni familiari e la frequenza scolastica.

La crescita delle persone assistite non corrisponde a un aumento altrettanto marcato delle nuove diagnosi, che nello stesso periodo sono passate da 179 a 195.

Anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata: i dati del 2025

Tra le patologie individuate nel territorio bresciano, l’anoressia nervosa risulta la diagnosi più frequente, con 1.007 casi registrati nel 2025 rispetto ai 255 del 2019.

Si tratta di un disturbo caratterizzato da una significativa alterazione del comportamento alimentare, spesso associata alla restrizione dell’assunzione di cibo, alla paura di aumentare di peso e a una percezione alterata del proprio corpo.

Anche la bulimia nervosa presenta un incremento consistente: le diagnosi sono passate da 141 a 388 nel periodo considerato.

Questa patologia può manifestarsi attraverso episodi ricorrenti di abbuffate, accompagnati da comportamenti compensatori finalizzati a evitare l’aumento di peso.

I disturbi alimentari non specificati sono invece aumentati da 53 a 272 casi, mentre altre 626 diagnosi riguardano condizioni differenti, tra cui il disturbo da alimentazione incontrollata.

Quest’ultimo è caratterizzato da episodi di assunzione eccessiva di cibo accompagnati dalla sensazione di perdere il controllo, senza necessariamente presentare i comportamenti compensatori tipici della bulimia.

I dati relativi alle diverse patologie non devono essere sommati per ottenere il numero complessivo dei pazienti, poiché una stessa persona può ricevere più diagnosi durante il proprio percorso clinico.

Crescita costante delle persone seguite dai servizi sanitari

L’andamento delle persone in cura mostra un incremento progressivo nel corso degli anni, senza interruzioni nella serie considerata.

Nel 2020 i pazienti assistiti erano 554, saliti a 760 nel 2021 e a 981 nel 2022.

La soglia delle mille persone è stata superata nel 2023, mentre nel 2024 il numero ha raggiunto 1.349 pazienti, prima di arrivare ai 1.538 del 2025.

Diversa la situazione delle nuove diagnosi, che presentano oscillazioni annuali meno marcate.

Dalle 179 registrate nel 2019 si è arrivati al massimo di 224 nuovi casi nel 2022, seguito da una diminuzione a 171 nel 2024 e da una successiva risalita a 195 nel 2025.

Questa differenza evidenzia un aspetto fondamentale nella lettura dei dati: i disturbi alimentari possono richiedere trattamenti di lunga durata, con pazienti che rimangono seguiti dai servizi anche negli anni successivi alla diagnosi iniziale.

La crescita del totale delle persone assistite può quindi riflettere sia la continuità delle cure sia una maggiore capacità di intercettare il bisogno sanitario.

Adolescenti e giovani, conseguenze anche sulla vita scolastica

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non coinvolgono esclusivamente il rapporto con il cibo.

Le conseguenze possono estendersi alla salute mentale, alle relazioni personali e alla partecipazione alla vita quotidiana, con ripercussioni particolarmente importanti durante l’adolescenza.

Nei ragazzi e nelle ragazze il disagio può accompagnarsi a isolamento sociale, difficoltà nei rapporti con i coetanei, interruzioni della frequenza scolastica e situazioni di vulnerabilità psicologica.

In alcuni casi possono essere presenti anche esperienze di bullismo, che rendono più complesso il quadro personale e relazionale.

La scuola rappresenta quindi uno degli ambienti nei quali possono emergere i primi segnali di difficoltà, soprattutto quando si osservano cambiamenti significativi nelle abitudini, nel comportamento e nella partecipazione alle attività.

L’individuazione precoce dei disturbi alimentari è particolarmente importante, perché permette di avviare una valutazione specialistica prima che le condizioni fisiche e psicologiche si aggravino.

La prevenzione e la sensibilizzazione coinvolgono per questo anche istituti scolastici, consultori, famiglie e associazioni impegnate nel sostegno alle persone con disturbi alimentari.

Disturbi alimentari, le donne sono le più colpite da anoressia e bulimia

La distribuzione delle diagnosi presenta differenze anche in relazione al genere.

Anoressia e bulimia interessano prevalentemente la popolazione femminile, mentre nelle categorie dei disturbi non specificati emerge una presenza più significativa di pazienti maschi.

Questa distinzione rende necessario considerare il problema in maniera ampia, evitando di identificarlo esclusivamente con una determinata fascia della popolazione.

I disturbi alimentari possono infatti manifestarsi attraverso comportamenti e sintomi differenti, non sempre immediatamente riconoscibili.

La complessità delle condizioni cliniche richiede valutazioni che tengano conto contemporaneamente degli aspetti nutrizionali, psicologici e relazionali.

I numeri raccolti da Ats Brescia, inoltre, rappresentano soltanto le situazioni entrate in contatto con il sistema sanitario.

Restano escluse dalle statistiche le persone che non hanno ricevuto una diagnosi o che non si sono rivolte ai servizi, rendendo impossibile ricavare da questi dati una misura completa della diffusione dei disturbi alimentari nella popolazione.

La rete sanitaria di Brescia per la cura dei disturbi alimentari

Nel territorio bresciano l’assistenza è organizzata attraverso le tre Aziende sociosanitarie territoriali Spedali Civili, Franciacorta e Garda.

Le strutture hanno attivato équipe multidisciplinari dedicate alla presa in carico delle persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, anche grazie ai finanziamenti nazionali destinati ai programmi locali.

I percorsi terapeutici possono coinvolgere professionisti con competenze differenti, in relazione alle condizioni cliniche e alle esigenze dei pazienti.

Per i minorenni il riferimento è rappresentato principalmente dai servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, mentre per gli adulti intervengono i Centri psicosociali.

Le situazioni più complesse possono essere indirizzate ai servizi specialistici degli Spedali Civili di Brescia.

La rete territoriale comprende inoltre medici di medicina generale, pediatri e associazioni familiari, che contribuiscono all’individuazione delle situazioni di disagio e all’accompagnamento verso i servizi sanitari.

Emergenze e ricoveri, mancano posti letto specifici

Una delle principali criticità del sistema assistenziale bresciano riguarda la gestione delle condizioni più gravi.

Nelle tre Asst del territorio non risultano disponibili posti letto specificamente dedicati alle urgenze per disturbi alimentari.

Quando una persona necessita di un ricovero urgente, l’assistenza viene quindi garantita all’interno di reparti ospedalieri che si occupano anche di altre patologie.

Le situazioni acute possono arrivare all’attenzione dei sanitari attraverso il Pronto soccorso, soprattutto quando il disturbo determina complicazioni fisiche o psicologiche che richiedono un intervento immediato.

La mancanza di posti letto riservati alle emergenze rende particolarmente importante il coordinamento tra i servizi territoriali e le strutture ospedaliere.

La presa in carico tempestiva può contribuire a evitare un aggravamento delle condizioni e a favorire l’avvio di trattamenti adeguati.

Diagnosi precoce e percorsi di cura continuativi

Il riconoscimento dei primi segnali di un disturbo alimentare rappresenta un passaggio essenziale per l’accesso alle cure.

Medici di famiglia e pediatri possono svolgere un ruolo importante nell’individuazione dei cambiamenti nelle abitudini alimentari, nel peso corporeo e nel comportamento, indirizzando i pazienti verso una valutazione specialistica.

I trattamenti richiedono spesso un approccio integrato, capace di affrontare contemporaneamente gli aspetti medici, nutrizionali e psicologici.

Anche il coinvolgimento delle famiglie e, quando necessario, dell’ambiente scolastico può far parte del percorso assistenziale.

I dati di Ats Brescia mostrano come la continuità terapeutica rappresenti una componente rilevante della risposta sanitaria, considerando che molte persone rimangono seguite per periodi prolungati.

Nel 2025, a fronte di 195 nuove diagnosi, il sistema sanitario territoriale ha registrato complessivamente 1.538 persone in cura, confermando il peso dei percorsi assistenziali già avviati negli anni precedenti.

Redazione

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