Omicidio di Chiari, i familiari di Meleqe Lusha: «Non avevamo visto segnali»

I fratelli di Meleqe Lusha raccontano lo shock per l'omicidio di Chiari e spiegano di non aver mai notato segnali preoccupanti nel comportamento del nipote.

Volante dei Carabinieri

La tragedia che ha coinvolto Meleqe Lusha continua a lasciare sgomenta la comunità albanese di Chiari. Dopo l’uccisione della donna, avvenuta nell’abitazione di famiglia, i suoi fratelli si trovano a fare i conti con una doppia ferita: la perdita della sorella e il coinvolgimento del nipote, Eduart Xhani, che ha confessato di averla colpita mortalmente con un coltello.

Davanti alla caserma, mentre gli investigatori stanno ascoltando il giovane, i familiari cercano di trovare le parole per descrivere quanto accaduto. Il dolore è evidente, ma a prevalere sono soprattutto lo smarrimento e l’incredulità. Nessuno di loro, almeno per quanto raccontato, aveva immaginato che i rapporti tra madre e figlio potessero arrivare a un epilogo tanto drammatico.

Uno dei fratelli della vittima decide di parlare, pur nella difficoltà del momento. La sua intenzione è soprattutto quella di evitare che vengano diffuse ricostruzioni prive di riscontri o informazioni inesatte sulla famiglia e sul ragazzo.

«Mai immaginato niente del genere, mai avvertito alcun segnale che potesse succedere», spiega, riassumendo lo stato d’animo dei parenti. Una dichiarazione che restituisce la sorpresa con cui i familiari hanno appreso la notizia dell’omicidio e che sottolinea quanto, secondo la loro percezione, non ci fossero avvisaglie di una possibile tragedia.

Il ritratto del nipote: un giovane concentrato sul lavoro

Nel tentativo di ricordare chi fosse Eduart prima del delitto, i parenti descrivono un ragazzo che aveva iniziato a lavorare già dopo aver terminato gli studi. La sua quotidianità, secondo il racconto dello zio, era legata soprattutto all’attività professionale e non risultavano comportamenti che avessero destato particolare preoccupazione.

Il giovane aveva avuto anche esperienze nel settore dell’edilizia, un ambito lavorativo nel quale erano impegnati alcuni componenti della famiglia. A Chiari, come in altre zone della provincia bresciana, questo comparto rappresenta da tempo una realtà significativa per numerosi lavoratori di origine albanese, spesso impegnati in cantieri anche fuori provincia.

Successivamente, Eduart aveva intrapreso un percorso diverso, entrando nel settore della ristorazione. Al momento dei fatti lavorava in un fast food a Rovato. Un cambiamento professionale che, nel racconto dei familiari, si inseriva in un’esistenza apparentemente ordinaria, scandita dagli impegni di lavoro.

«Un ragazzo che non creava problemi, che pensava a lavorare e che aveva iniziato subito dopo la scuola», è la descrizione offerta da uno dei fratelli della donna. Parole con cui i parenti cercano di restituire un’immagine del giovane diversa da quella legata alla gravità dell’accusa e alla confessione resa agli inquirenti.

Le discussioni in famiglia non facevano presagire la tragedia

I familiari riferiscono di essere stati a conoscenza soltanto di qualche diverbio tra Meleqe e il figlio. Episodi che, per quanto sapessero, non avevano assunto caratteristiche tali da far temere conseguenze estreme.

«Fino ad oggi avevamo sentito parlare solamente di qualche discussione tra madre e figlio, cose che capitano in tutte le famiglie», racconta il parente. Nessuno, dunque, avrebbe interpretato quei contrasti come segnali di una situazione potenzialmente pericolosa.

Proprio questa mancanza di elementi capaci di spiegare l’accaduto rende ancora più difficile per i fratelli comprendere quanto successo. Da qui nasce la richiesta rivolta anche ai giornalisti e a chi sta seguendo il caso: «Fateci sapere voi qualcosa, per favore».

Una domanda che esprime la necessità di ottenere risposte su una vicenda che ha sconvolto l’intero nucleo familiare. I parenti si trovano infatti a dover elaborare la morte della sorella senza avere, al momento, una spiegazione chiara delle ragioni che avrebbero portato il nipote a compiere il gesto.

La confessione e il movente ancora da chiarire

Mentre i familiari cercano di ricostruire gli ultimi periodi della vita di Meleqe e del figlio, sul fronte giudiziario proseguono gli accertamenti. Eduart Xhani ha ammesso le proprie responsabilità nell’uccisione della madre, avvenuta con numerose coltellate all’interno dell’appartamento in cui vivevano.

La confessione, tuttavia, non avrebbe ancora permesso di chiarire in modo preciso le ragioni del delitto. Il movente resta infatti poco definito, secondo quanto emerso nelle prime fasi dell’indagine. Un aspetto centrale per gli investigatori, che dovranno approfondire il contesto familiare e gli elementi utili a comprendere cosa sia accaduto prima dell’aggressione.

Il giovane si trova in carcere e dovrà affrontare il successivo passaggio giudiziario davanti all’autorità competente, in occasione dell’udienza di convalida. In quella sede avrà la possibilità di fornire ulteriori spiegazioni e presentare la propria versione dei fatti.

Per i fratelli di Meleqe, intanto, rimangono il lutto e una serie di interrogativi. La loro testimonianza restituisce il punto di vista di una famiglia che, fino al momento della tragedia, non aveva percepito elementi tali da far prevedere un epilogo simile. La ricerca di una spiegazione, oltre agli accertamenti degli inquirenti, rappresenta ora una delle necessità più urgenti per i familiari della donna.

Redazione

Seguici su

Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Oltre 17mila euro raccolti per le spese legali di Youssef Siher e Sagia Hammoud: la...
Incidente nel tardo pomeriggio a Vighizzolo, lungo via Montale. Dopo l'impatto con un'auto, la moto...
I controlli territoriali quotidiani condotti dai carabinieri si sono rivelati decisivi per sventare un raggiro...

Altre notizie