La notte di Natale del 2023 è stata teatro di un drammatico evento in via Milano a Brescia, dove Singh Ranjit, cittadino di nazionalità indiana, è stato brutalmente assassinato. Sei suoi connazionali, residenti nel Bresciano e regolarmente presenti in Italia, sono ora al centro delle indagini, accusati di essere i presunti responsabili di questo omicidio, caratterizzato da una premeditazione inquietante e da una spiccata crudeltà .
Gli arresti, avvenuti lo scorso 12 marzo, hanno portato alla luce una rete di relazioni e dissidi che sembrano aver costituito il movente dietro l’atroce gesto. Durante gli interrogatori svoltisi ieri, le posizioni dei sei indagati hanno mostrato un quadro complesso: il presunto mandante ha scelto di non rispondere alle domande dell’autorità giudiziaria, strategia seguita anche da due dei suoi presunti complici. Altri due hanno invece negato ogni coinvolgimento, fornendo alibi che li distanzierebbero dalla scena del crimine. Un ulteriore sospettato, interrogato a Cremona, ha ammesso la sua presenza a Brescia quella sera, ma ha negato di aver preso parte all’omicidio, affermando di essere rimasto all’interno dell’auto.
Il giudice per le indagini preliminari (GIP) di Cremona ha confermato la misura cautelare del carcere per quest’ultimo, mentre il GIP Matteo Grimaldi è atteso a pronunciarsi domani, 15 marzo, per gli altri indagati.
Le indagini hanno rivelato che dietro l’omicidio potrebbe celarsi una vendetta personale, con radici in dissidi lavorativi ed economici. Il presunto mandante, un imprenditore nel settore edile, avrebbe avuto motivi per ritenere Ranjit responsabile di incendi dolosi che avevano danneggiato tre dei suoi veicoli il 17 dicembre 2023. Questi episodi, infatti, sono stati interpretati come l’escalation finale di una lunga serie di contrasti.
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