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Canton Mombello: una realtà carceraria inadeguata che richiede cambiamenti urgenti

Il Garante dei detenuti ribadisce: «A Canton Mombello spazi inadeguati

La fotografia della vita quotidiana all’interno della casa circondariale di Canton Mombello è un’immagine complessa che mette in luce sia le sfide che le speranze per il futuro. La dott.ssa Luisa Ravagnani, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia, ha recentemente presentato i dati relativi a questa struttura durante un incontro con la Commissione della Loggia, svoltosi all’interno del carcere stesso.

Nonostante il sovraffollamento cronico, le telefonate alle famiglie ridotte rispetto al periodo Covid e le celle sempre chiuse, al Canton Mombello si cerca di immaginare un futuro in cui il carcere non sia solo un luogo di punizione, ma anche di riabilitazione. Questa visione, seppur difficile da realizzare, rappresenta una luce di speranza in un contesto carcerario difficile.

Il documento presentato dalla dott.ssa Ravagnani evidenzia la condizione di saturazione del carcere di Canton Mombello, che purtroppo è in linea con la media nazionale. Attualmente, la popolazione carceraria italiana supera le 60 mila unità, mentre ci sono poco più di 51 mila posti ufficiali. Il carcere di Canton Mombello, noto anche come il “Fischione,” ha una capacità di accoglienza di 189 detenuti, ma ne ospita attualmente 370, con gravi ripercussioni sulla qualità di vita degli ospiti, del personale di sorveglianza e degli operatori.

Secondo la dott.ssa Ravagnani, gli spazi inadeguati non causano solo problemi di convivenza, ma hanno anche conseguenze sulla salute mentale e sull’equilibrio psico-fisico dei detenuti. È amareggiante notare che, nonostante un calo da 84 a 64 suicidi in un anno nelle carceri italiane, queste situazioni non dovrebbero verificarsi.

Un punto positivo nel contesto bresciano è la riduzione del ricorso alla custodia cautelare e il numero di detenuti che scontano pene tra i 2 e i 5 anni. Tuttavia, è importante sottolineare che il reinserimento sociale di questi individui richiede il supporto della comunità e delle opportunità lavorative.

Un altro problema emerso è la difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e alle soluzioni abitative dopo la detenzione, specialmente per gli stranieri privi di riferimenti familiari nelle vicinanze. La dott.ssa Ravagnani ha evidenziato la necessità di affrontare questo problema in modo adeguato.

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