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Continua la protesta degli agricoltori a Brescia

La loro richiesta è chiara: "Mai più norme che possano compromettere il futuro dell'agricoltura italiana".

Nella città di Brescia, una cinquantina di trattori si è messa in movimento per il secondo giorno consecutivo, sfilando da via Maggia al casello di Brescia centro, fino a Brescia Due, sotto gli uffici della Coldiretti in via San Zeno. Gli agricoltori del movimento “Riscatto Agricolo” hanno continuato il loro presidio oggi, mercoledì 31 gennaio, parcheggiando i mezzi presso il campo da rugby di via Maggia, a San Polo.

Nella giornata di martedì 30 gennaio, la protesta degli agricoltori ha visto 150 trattori spostarsi dal piazzale dell’Ortomercato al parcheggio di San Polo. Davide Pedrotti, referente del nucleo bresciano, ha dichiarato che il presidio rimarrà in atto “ad oltranza”, incluso durante la notte. Al momento, è stato concesso il permesso di sostare fino a giovedì, ma si è pronti a richiederne una proroga, se necessario.

Le richieste del movimento sono diverse e riguardano principalmente la questione del giusto valore per i prodotti agricoli. Gli agricoltori denunciano una persistente disparità tra i ricavi e i costi di produzione, una situazione che perdura da molti anni.

Tra le richieste figurano anche l’abrogazione di norme nazionali ed europee che “obbligano e ingiustamente comparano l’agricoltura ad altri settori non produttori di cibo o derrate alimentari“. Gli agricoltori sottolineano di essere custodi della natura e non fonti di inquinamento.

Il movimento chiede una revisione completa della Politica Agricola Comune (PAC), l’istituzione di un tavolo tecnico composto da agricoltori “veri” e la garanzia di un regime fiscale favorevole, con la detassazione dell’Irpef e dell’Imu. La protesta mira anche a ottenere un impegno da parte del governo per sostenere la produzione agricola come unica fonte di cibo e vita.

Gli agricoltori chiedono inoltre l’abolizione della speculazione chimica e la revoca dell’obbligo di non coltivare il 4% dei terreni, proponendo la riduzione delle tasse e dell’Iva sui prodotti agricoli e sui beni primari trasformati.

La preoccupazione dei manifestanti si estende oltre i confini nazionali, con la richiesta di vietare l’importazione da paesi che non rispettano gli stessi regolamenti produttivi e sanitari italiani. Gli agricoltori chiedono regolamenti più stringenti per contrastare l’ingresso di cibi sintetici sul mercato.

Infine, gli agricoltori vogliono il ritorno dei valori e delle tradizioni agricole nelle scuole, per promuovere il saper fare e valorizzare la figura dell’agricoltore e dell’allevatore. La loro richiesta è chiara: “Mai più norme che possano compromettere il futuro dell’agricoltura italiana“.

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