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Raddoppio del pressing da Brescia per l’ex Ilva Taranto: impatti sulla economia italiana

Il rifiuto dei dati aziendali e la decisione del Tribunale di Milano - Le sfide e le soluzioni per l'indotto

La situazione dell’ex Ilva a Taranto continua a tenere banco nelle discussioni economiche italiane, suscitando preoccupazioni tra le imprese e le autorità governative. La recente visita dei commissari dell’ex Ilva allo stabilimento siderurgico di Taranto si è interrotta bruscamente dopo poche ore, a causa del rifiuto da parte dei dirigenti aziendali di fornire dati cruciali sulla produzione e sulle materie prime, un comportamento che ha ulteriormente accresciuto le tensioni tra le parti coinvolte.

Nel contesto di questi eventi, il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia (AdI) contro la procedura di amministrazione straordinaria, aprendo la strada a un possibile commissariamento dell’azienda. Tale decisione ha scatenato la rabbia degli imprenditori dell’indotto aderenti ad Aigi, che temono la perdita di crediti per un ammontare di circa 140 milioni di euro.

Le implicazioni economiche sono significative, con imprese come la bresciana Semat, specializzata in grandi interventi edilizi, che si trova ora in una situazione di incertezza a causa dei crediti persi tra il 2015, quando l’Ilva fu commissariata, e il 2024, anno in cui si profila nuovamente l’amministrazione straordinaria.

Inoltre, il Tribunale di Milano ha respinto l’istanza di Acciaierie d’Italia, che ha tentato di inibire il partner pubblico Invitalia dal richiedere al Ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, l’emissione del provvedimento di apertura dell’amministrazione straordinaria. Questo rappresenta un altro colpo per l’azienda e i suoi sforzi per trovare una soluzione negoziata alla crisi.

Nel frattempo, le organizzazioni industriali, come Confapi Brescia e Confindustria Bs, continuano a sollecitare il governo affinché intervenga tempestivamente per evitare la chiusura della fabbrica e mitigare gli impatti sull’indotto. Marco Mariotti, vicepresidente vicario di Confapi Brescia e di Unionmeccanica nazionale, ha presentato quattro proposte per affrontare la situazione, tra cui l’ammissione in prededuzione dei crediti dei fornitori e l’erogazione immediata delle risorse per sostenere l’indotto.

Giovanni Marinoni Martin, leader del settore Metallurgia, Siderurgia e Mineraria di Confindustria Bs, ha sottolineato l’importanza di affrontare la questione ex Ilva con un approccio più incisivo da parte del governo. Ha evidenziato le differenze di investimenti tra il nord Europa, che ha visto un impegno significativo nella ristrutturazione degli impianti con fonti energetiche rinnovabili, e il Sud Europa, dove la situazione è rimasta invariata. Per Marinoni Martin, la chiusura dell’altoforno avrebbe gravi conseguenze per intere filiere industriali e metterebbe in difficoltà l’economia italiana.

In conclusione, la situazione dell’ex Ilva a Taranto rimane un nodo cruciale per l’economia italiana, con la necessità di trovare soluzioni sostenibili per evitare impatti negativi sulla produzione e sull’occupazione. Le decisioni future avranno un impatto significativo sull’industria siderurgica e sull’intera economia del paese.

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