Negli ultimi decenni, i fondali del Lago d’Iseo sono diventati un deposito di materiali pericolosi come plastica, gomma e amiantite, un composito di absesto e gomma. Questa situazione preoccupante è stata oggetto di studio da parte di una task force, composta da esperti dell’Arpa Lombardia, Cnr Ismar, Cnr Irsa e dal Nucleo carabinieri sommozzatori di Genova, che ha lavorato alla mappatura e caratterizzazione dei rifiuti.
Il lago, situato in una posizione idilliaca tra Bergamo e Brescia, nasconde sotto le sue acque tranquille circa 600 metri cubi di rifiuti tossici, suddivisi in due principali aree di accumulo. Gli studi hanno rivelato la presenza di sostanze nocive nei sedimenti, tra cui metalli, micro e nanoplastiche e fibre di amianto, evidenziando un grave rischio per l’ecosistema acquatico e la salute pubblica.
Il governo regionale, guidato dall’assessore all’Ambiente Giorgio Maione, sta valutando diverse strategie per la bonifica del sito, inclusa la rimozione fisica dei rifiuti, che si stima costerà oltre 2 milioni di euro. Nonostante la qualità dell’acqua del lago sia stata recentemente classificata come eccellente, l’urgenza di un’azione risolutiva è palpabile, per preservare sia l’ambiente naturale che la sicurezza dei cittadini.
La posizione di Legambiente, espressa dal presidente Dario Balotta, è chiara: la rimozione dei rifiuti non può essere posticipata. Critiche sono state rivolte alla gestione finanziaria e alla mancanza di azioni concrete nonostante le risorse disponibili. Balotta ha inoltre sollecitato un’azione legale contro le industrie responsabili dell’inquinamento, spesso rimaste anonime nonostante i danni causati.
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