Nonostante il forte calo della natalità registrato negli ultimi decenni, la popolazione giovane della provincia di Brescia è rimasta sostanzialmente stabile. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2014 e il 2024, il numero di residenti tra 15 e 34 anni è passato da 265.631 a 265.285, con una flessione minima dello 0,1%, pari a sole 346 unità in meno.
Diverso il discorso sulle nascite, che mostrano un quadro preoccupante: nel 1943, in piena Seconda guerra mondiale, si registrarono 882.105 nuovi nati in Italia, mentre nel 2023 il numero è sceso a circa 380mila, meno della metà. Anche a Brescia il crollo è stato significativo, passando dai 18.242 nati del 1943 agli 8.624 del 2023, con un calo del 52,7%. Questo fenomeno sta già avendo effetti visibili, come il calo degli iscritti nelle scuole e la crescente difficoltà nel reperire manodopera.
Giovani in calo in Italia, ma non in Lombardia
A livello nazionale, la fascia 15-34 anni ha subito una contrazione più marcata: in dieci anni l’Italia ha perso quasi 750mila giovani, passando da 12,84 milioni nel 2014 a 12,09 milioni nel 2024, con una diminuzione del 5,8%. Il calo ha colpito in modo particolare il Centro Italia (-4,9%) e soprattutto il Mezzogiorno (-14,7%), con punte negative del 25,4% nel Sud Sardegna, del 23,4% a Oristano e del 21,5% a Isernia.
Al Nord, invece, il trend è opposto: la popolazione giovanile è cresciuta in molte province, grazie alla presenza degli stranieri e alla migrazione interna dai territori meridionali. La Lombardia, in particolare, ha visto un aumento di 62.920 giovani, arrivando a 2,075 milioni di residenti tra i 15 e i 34 anni (+3,1%).
Brescia tiene, ma il futuro preoccupa
Analizzando i dati delle singole province, Bologna registra la crescita più alta (+11,5%), seguita da Milano (+10,1%, pari a +63.656 unità) e Trieste (+9,8%). Tra le province lombarde, Monza-Brianza segna un +3,1% (+5.369 unità), mentre le altre crescono di meno dell’1%. In calo, invece, Lodi, Lecco, Varese, Mantova, Cremona e Sondrio (-3,8%).
Secondo la Cgia di Mestre, le prospettive future non sono incoraggianti: la denatalità continuerà a pesare su tutto il Paese, con impatti rilevanti su economia e welfare. Il calo delle nascite è un problema diffuso in molti Paesi europei, ma in Italia il fenomeno assume proporzioni più allarmanti rispetto ai principali partner economici.
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