La quotidianità di chi riceve pacchi a casa passa spesso inosservata, ma dietro ogni consegna c’è un esercito di corrieri e riders, la cui voce è emersa forte nella protesta andata in scena davanti alla sede Amazon di Castegnato. Al centro delle rivendicazioni: carichi di lavoro insostenibili, contratti precari, pressioni e controlli continui, spesso imposti da logiche algoritmiche che lasciano poco spazio all’umanità.
150mila pacchi al giorno: una macchina (quasi) perfetta
Nel solo territorio di Brescia e provincia, ogni giorno circolano oltre 150mila pacchi, movimentati da più di mille lavoratori. Di questi, circa 400 sono destinati solo alle consegne per Amazon, ma tutti risultano assunti tramite aziende appaltatrici esterne, in un sistema di esternalizzazione che moltiplica le criticità.
Ogni corriere, in media, è chiamato a consegnare tra i 140 e i 160 pacchi al giorno, spesso con un carico iniziale superiore ai 200 pacchi per furgone, numeri che pochi altri operatori riescono a eguagliare. La copertura del servizio è capillare: dalle valli Camonica, Trompia e Sabbia, ai laghi di Garda e Iseo, fino alla città, dove la densità abitativa consente una maggiore concentrazione di fermate.
Precarietà e rischi: “Se non consegni, perdi il lavoro”
Molti corrieri hanno contratti a tempo determinato e legati a obiettivi giornalieri, come denuncia Davide Bertolassi di Filt Cgil: “Se non consegni tutto, non ti rinnovano il contratto”. Un meccanismo che, secondo il sindacato, spinge i lavoratori a correre rischi alla guida, aumentando la probabilità di incidenti o multe, che vengono poi scaricati sul dipendente.
È il caso di un giovane corriere Amazon che, dopo aver rotto uno specchietto da 140 euro, si è visto addebitare una penale di 640 euro. Le multe per infrazioni – come l’uso del cellulare alla guida – portano alla sospensione della patente e al licenziamento, trasformando ogni turno in una corsa contro il tempo e contro le regole.
GPS e algoritmi: sorvegliati e guidati dalle macchine
Ogni furgone è tracciato tramite GPS, uno strumento che, secondo i sindacati, viola l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori (legge 300/1970), che vieta il controllo a distanza dei lavoratori. Ma nella logistica moderna, il confine tra sorveglianza e organizzazione del lavoro è sempre più sfumato.
A complicare il tutto è l’algoritmo, che definisce in automatico i percorsi da seguire. Un sistema rigido, incapace di adattarsi alle reali condizioni del territorio. Un driver delle valli bergamasche, ad esempio, ha più volte segnalato l’impossibilità di raggiungere alcune vie strette con i furgoni grandi, senza mai ottenere un mezzo più piccolo. La motivazione? “Su un mezzo più piccolo ci stanno meno pacchi“, sottolinea Mario Bresciani della Fit Cisl Brescia-Valcamonica.
Un lavoro necessario ma sempre più fragile
Il corriere oggi è il volto invisibile di un sistema che corre veloce, ma spesso sulle spalle dei più deboli. Nonostante stipendi attorno ai 2.000 euro al mese, la combinazione di precarietà, penalizzazioni, sorveglianza e algoritmi rende questo lavoro sempre più stressante e difficile da sostenere nel lungo periodo.
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