A Maclodio il 25 aprile diventa scontro: contestato il sindaco Zanetti

Durante le celebrazioni per la Liberazione, intonato "Bella ciao" e slogan antifascisti contro il primo cittadino che nega il valore fondativo del 25 aprile

Il 25 aprile a Maclodio si è trasformato in un momento di forte tensione civile e politica. Mentre il sindaco Simone Zanetti, esponente di Fratelli d’Italia, prendeva la parola davanti al monumento ai caduti per la tradizionale commemorazione, un gruppo di cittadini e rappresentanti di associazioni antifasciste ha intonato il canto “Bella ciao”, coprendo in parte l’intervento del primo cittadino.

È l’ultimo capitolo di una polemica che ha riportato il paese bresciano sotto i riflettori, dopo che lo stesso Zanetti aveva dichiarato pubblicamente di non riconoscere nel 25 aprile una festa dei partigiani o un momento fondativo per la Repubblica, ma solo una data legata alla fine della guerra civile. Una visione riduttiva e contestata, che ha portato le celebrazioni ufficiali a escludere le associazioni partigiane dalle funzioni istituzionali, contrariamente a quanto previsto dalla prassi nazionale e dai principi sanciti dalla Costituzione.

“Ora e sempre Resistenza!” è stato lo slogan scandito dai manifestanti, tra cui erano presenti la federazione bresciana del Pci, il collettivo Linea rossa Bassa bresciana, l’Anpi sezione 25 Aprile e i pensionati della Cgil Bassa Occidentale. Accanto al sindaco, invece, era presente il senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni, a sottolineare l’appoggio politico a una linea celebrativa che punta più sul ricordo dei caduti che sui valori della Resistenza.

Il sindaco ha rivendicato la propria posizione, dichiarando che la cerimonia si è svolta “senza modificare di una virgola” la consuetudine del paese, ribadendo che “l’idea conta molto più di una canzone” e sottolineando che durante l’evento sono stati eseguiti solo l’Inno nazionale e la Canzone del Piave. Nessun riferimento esplicito alla Resistenza o al contributo dei partigiani.

Una scelta che ha acceso le proteste. A nome del fronte antifascista è intervenuto l’avvocato Pietro Garbarino, che ha denunciato: “Il sindaco di questo paese ha impedito alle associazioni partigiane di essere parte integrante della cerimonia, come previsto dalla legge e dalla Costituzione. Non è uno spettacolo di democrazia, ma di esclusione”.

Maclodio, che negli ultimi anni ha progressivamente ridotto la portata simbolica del 25 aprile, si trova ora al centro di un dibattito che tocca i temi più profondi dell’identità democratica italiana. In un contesto nazionale che celebra l’80° anniversario della Liberazione, l’episodio solleva interrogativi sulla gestione del ricordo e sulla possibilità, oggi, di condividere una memoria davvero unitaria.

Redazione

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