La Regione Veneto ha ufficialmente istituito il Registro dei pescatori professionisti per la sponda veronese del lago di Garda, stabilendo un limite massimo di 75 autorizzazioni. La decisione, formalizzata con la delibera di Giunta del 24 marzo, mira a regolamentare in modo più rigoroso l’attività ittica, come già avviene sul versante lombardo.
Il numero fissato è stato giudicato “coerente ed appropriato”, in quanto corrisponde all’attuale situazione sul territorio: il “Piano di miglioramento della pesca” approvato nel 2024 riporta infatti 74 pescatori professionisti attivi e 75 imbarcazioni registrate presso l’Ispettorato di porto di Verona.
Sulla sponda veronese del Garda opera la maggioranza dei pescatori professionisti, circa 40, contro una quarantina sulla sponda bresciana e uno solo su quella trentina. Il termine per presentare la domanda di iscrizione al Registro è stato fissato all’8 maggio, con requisiti stringenti: licenza di pesca di tipo “A”, regolare posizione previdenziale e l’uso di un’imbarcazione da pesca professionale o la partecipazione a bordo di un’altra autorizzata.
La decisione è stata accolta positivamente da Coldiretti Verona, che ha sottolineato l’importanza di una gestione oculata della risorsa ittica. Il presidente Alex Vantini ha elogiato l’iniziativa, evidenziando come essa possa contrastare fenomeni di abusivismo a scapito dei professionisti regolarmente autorizzati.
Tuttavia, tra gli operatori del settore c’è chi ritiene il provvedimento insufficiente. Massimiliano Richelli, pescatore di Lazise, ha espresso preoccupazioni per l’eccessivo numero di licenze concesse in passato e per il conseguente calo della fauna ittica. Secondo lui, sarebbe stato opportuno limitare il numero a 50 e introdurre obblighi formativi simili a quelli previsti in Lombardia.
Il pescatore Nicolas Valori considera comunque positiva l’introduzione del Registro, pur rimanendo cauto sulla congruità del numero fissato. Il settore deve anche fronteggiare difficoltà legate al divieto ministeriale di ripopolamento del coregone lavarello, specie considerata non autoctona, ma su cui si basa gran parte del reddito dei pescatori professionisti.
Coldiretti è impegnata a promuovere il riconoscimento del lavarello come specie para-autoctona, una battaglia portata avanti anche durante l’incontro con il ministro Gilberto Pichetto Fratin a febbraio. Parallelamente, sono in corso progetti per migliorare la tracciabilità del pescato e per favorire l’istituzione di punti di sbarco ufficiali, come ha ricordato Giuseppe De Paoli di Coldiretti Verona.
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