La Festa dei Lavoratori a Brescia si è trasformata in una grande manifestazione popolare e civile, che ha visto migliaia di persone sfilare nel corteo promosso da Cgil, Cisl e Uil, partito da piazza Garibaldi e giunto fino a piazza Loggia. Lo slogan “Uniti per un lavoro sicuro” ha fatto da filo conduttore a una giornata che ha voluto non solo celebrare il lavoro, ma denunciare con forza la piaga delle morti sul lavoro, definita dai sindacati “un vero bollettino di guerra”.
In Italia, nel 2024, sono state 1.090 le vittime sul lavoro, 41 solo nella provincia di Brescia. Numeri che hanno scandito gli interventi dal palco in piazza Loggia, dove si sono alternate le testimonianze di lavoratori del settore meccanico, edile e del terziario, seguiti dalla conclusione affidata a Daniela Piras, segretaria generale di Uiltec nazionale, che ha sottolineato il valore della partecipazione come strumento per costruire sicurezza, dignità e diritti.
“Partecipare è condividere il valore della vita”, ha detto Piras, ricordando le vittime della Strage di Piazza Loggia del 28 maggio e quelle del lavoro, accomunate da un’unica esigenza: quella di mettere al centro la persona, e non il profitto.
Il corteo è stato aperto dalle sigle sindacali e seguito da lavoratori, cittadini, autorità locali e delegazioni di categoria. Numerosi anche i cartelli e gli striscioni su tematiche affini: “Facciamo rumore contro la violenza maschile”, “Dignità, salario minimo”, “Sì alla cura, no alla guerra”. Presente anche la bandiera della Palestina e, in chiusura, le bandiere rosse di Lotta Comunista, che hanno poi proseguito autonomamente verso piazza Mercato per un comizio separato.
Anche la Chiesa bresciana ha dato il suo contributo alla giornata, con la messa celebrata dal vescovo Pierantonio Tremolada alle 16 presso la FARCO Group di Torbole Casaglia. In linea con il tema scelto dai Vescovi italiani per quest’anno giubilare, “Il lavoro, un’alleanza sociale generatrice di speranza”, è stata ribadita l’importanza del lavoro come strumento di coesione e giustizia sociale. “Solo includendo il valore della relazione in quello del lavoro – ha detto il vescovo – si può alimentare fiducia e costruire una società equa e solidale”.
La giornata ha assunto così un carattere collettivo, ma anche profondamente riflessivo, con una narrazione che intreccia diritti, memoria, impegno civile e spiritualità. In un contesto lavorativo che resta segnato da precarietà, insicurezza e disparità, il Primo Maggio bresciano si è confermato come una voce forte e unitaria a favore del cambiamento.
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