Bambina respinta da scuola perché non vaccinata: caso solleva polemiche nel Bresciano

Dopo due anni di frequenza regolare, una bambina di cinque anni è stata esclusa dall’asilo per mancanza di vaccinazioni. L’avvocata della famiglia denuncia una violazione dei diritti del minore

In provincia di Brescia, una bambina extracomunitaria di cinque anni è stata respinta dalla scuola dell’infanzia a causa dell’assenza di alcune vaccinazioni obbligatorie, nonostante frequentasse l’istituto da due anni. Il caso, che sta suscitando un ampio dibattito, è stato denunciato dall’avvocata Anila Halili di Cremona, che assiste la famiglia della minore, attualmente in attesa di regolarizzazione da parte del Tribunale per i Minorenni.

Secondo quanto riportato dalla legale, la decisione di escludere la bambina dalla frequenza scolastica per l’anno 2024-2025 è arrivata solo dopo un intervento formale da parte sua, e ha colto impreparata la famiglia. La piccola, che aveva già ricevuto una prima dose vaccinale lo scorso 17 aprile, ha ulteriori appuntamenti prenotati per completare il ciclo previsto dalla normativa vigente, ma questo non è bastato a garantire la sua ammissione.

“Una situazione paradossale e discriminatoria”, denuncia Halili, che sottolinea come il provvedimento della scuola leida gravemente i diritti del minore, in particolare quelli tutelati per i bambini di origine straniera. “Il diritto all’istruzione è garantito anche ai minori privi di permesso di soggiorno – ricorda la legale – come stabilito dal Testo Unico sull’Immigrazione e da numerose norme europee e internazionali”.

La controversia ruota attorno all’applicazione della Legge 119/2017, che impone l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni per l’accesso a nidi e scuole dell’infanzia. Tuttavia, secondo l’avvocata, questa norma non può prevalere sui diritti costituzionalmente garantiti, in particolare sul principio di uguaglianza sostanziale e sul superiore interesse del minore, sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

La bambina, identificata come Maria, vive una situazione di profondo disagio emotivo, come riferito dai genitori: “Piange ogni giorno e chiede di tornare in classe”, hanno dichiarato. Una sofferenza che, secondo la difesa, è aggravata da un’esclusione che appare tanto amministrativa quanto sociale, essendo legata anche alla condizione migratoria della famiglia.

Il caso potrebbe diventare un precedente importante, sollevando interrogativi non solo sul rapporto tra obblighi vaccinali e diritto all’istruzione, ma anche sull’interpretazione della normativa in situazioni in cui sono in corso i percorsi di regolarizzazione o vi siano motivi documentabili di ritardo.

Nel frattempo, la famiglia attende una risposta dalle autorità scolastiche e potrebbe presentare un ricorso per far valere il diritto della minore a completare il proprio percorso educativo, già avviato da due anni e fino ad oggi privo di contestazioni.

Redazione

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