Condannato a sei anni per violenza su minore in un laboratorio tessile a Castenedolo

L’uomo, connazionale della vittima, sarà espulso dopo la pena. La ragazza aveva 14 anni all’epoca dei fatti

Una condanna a sei anni di reclusione con espulsione dal territorio nazionale una volta scontata la pena. È questa la sentenza emessa nei confronti di un 44enne accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza quattordicenne, connazionale e collega di lavoro presso un laboratorio tessile regolare a Castenedolo.

I fatti risalgono al 2019, quando la giovane, oggi maggiorenne, aveva 14 anni. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, che si sono occupati delle indagini, la ragazza avrebbe subito una grave violenza sessuale da parte dell’uomo, in un contesto lavorativo in cui esisteva un rapporto di fiducia. A rompere il silenzio, inizialmente, era stata una confidenza fatta alla madre, poi seguita dalla denuncia ai militari dell’Arma.

La versione fornita dalla giovane è stata ritenuta pienamente attendibile, sia dagli inquirenti sia dal collegio giudicante. Il procedimento, proprio per la delicatezza del caso e l’età della vittima al momento dei fatti, si è svolto a porte chiuse, come previsto dalla normativa.

L’uomo, che non è stato ancora sottoposto a misure cautelari, potrà ricorrere nei due successivi gradi di giudizio. In aula, il pubblico ministero Carlo Pappalardo aveva chiesto otto anni di carcere, ma la pena è stata ridotta a sei anni per effetto delle attenuanti riconosciute al termine del processo.

La gravità del reato ha comunque comportato una sanzione accessoria significativa: l’espulsione dal territorio italiano al termine della pena detentiva. L’episodio ha suscitato forte impressione per il contesto in cui si è verificato: un ambiente di lavoro dove la vittima si sentiva protetta e al sicuro, e dove invece si è consumata una delle esperienze più traumatiche della sua vita.

Il tribunale ha ritenuto la responsabilità dell’imputato come provata, basandosi sulle testimonianze dirette della vittima e della madre, che hanno ricostruito con lucidità quanto accaduto. I giudici hanno evidenziato come la fiducia tradita abbia aggravato ulteriormente il quadro dei fatti.

Il caso, ora in attesa di eventuale appello e ricorso in Cassazione, rappresenta un doloroso promemoria della vulnerabilità dei minori anche in contesti apparentemente sicuri, e mette in evidenza l’importanza di strumenti di protezione e ascolto efficaci per chi subisce violenze.

Redazione

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