Donald Trump ha ufficializzato l’introduzione di nuovi dazi del 30% sui prodotti europei a partire dal 1° agosto, minacciando un possibile raddoppio in caso di contromisure da parte di Bruxelles. L’ex presidente statunitense – e candidato alle elezioni presidenziali di novembre – ha reso pubblica la decisione attraverso un post sulla piattaforma Truth Social, allegando la lettera inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Il contenuto della comunicazione ha già suscitato forti reazioni diplomatiche e preoccupazioni nei mercati, in quanto la misura tariffaria supera ampiamente le aspettative. La Commissione Ue, secondo fonti interne, non prevedeva un intervento di tale entità, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni concilianti di Trump, che aveva riconosciuto un miglioramento nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Unione.
Nella missiva indirizzata a Bruxelles, Trump giustifica la decisione con la presenza di barriere commerciali, sia tariffarie che non tariffarie, che avrebbero contribuito a creare una disparità significativa nel deficit commerciale a danno degli Stati Uniti. Il documento, dai toni perentori, definisce queste condizioni come inaccettabili e afferma che l’Europa ha sistematicamente ostacolato le esportazioni statunitensi, imponendo standard e limiti considerati penalizzanti.
Il 30% di dazi rappresenta un livello tariffario eccezionalmente elevato, che potrebbe coinvolgere numerosi settori strategici, tra cui automotive, agroalimentare, tecnologia e beni di lusso. L’eventualità di un inasprimento ulteriore – fino al 60% – in caso di contromisure europee apre a un possibile conflitto commerciale di ampia portata tra le due sponde dell’Atlantico.
Bruxelles non ha ancora diffuso una risposta ufficiale, ma fonti vicine alla Commissione Ue parlano di “profonda preoccupazione” e stanno valutando scenari alternativi, inclusa la possibilità di ricorrere al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) o di preparare un pacchetto di controdazi per difendere il mercato europeo da misure ritenute “sproporzionate e ingiustificate”.
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