Montagna bresciana, fascino e pericolo: già sette vittime nel 2025

Escursionismo in crescita, ma aumentano anche tragedie e missioni di soccorso. Fabio Festa è l’ultima vittima: esperto, ma travolto dal Blumone

La montagna affascina, attira, ma sempre più spesso si rivela fatale. L’ultimo drammatico bilancio arriva dalla provincia di Brescia, dove sono già sette le vittime registrate nel 2025 in contesti escursionistici. L’ultimo nome è quello di Fabio Festa, 32 anni, originario di Chiari, escursionista esperto il cui corpo è stato rinvenuto dopo tre giorni di ricerche tra il lago della Vacca e la cima del Blumone. Un tragico epilogo che conferma l’aumento costante dei rischi legati alla frequentazione della montagna, anche da parte di persone preparate.

Il fascino delle vette ha toccato livelli record, ma la crescita dell’utenza – tra professionisti, sportivi e improvvisati – ha fatto lievitare anche le chiamate di emergenza e gli interventi del Soccorso Alpino. La V Delegazione bresciana del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) nel 2024 ha effettuato 294 operazioni, con 311 persone soccorse e 13 ricerche di dispersi, per un totale di 4.776 ore di intervento e 755 giornate complessive.

I numeri degli ultimi cinque anni evidenziano una tendenza in continua crescita. Gli interventi erano 275 nel 2023, 229 nel 2022, 215 nel 2021 e 224 nel 2020. A incidere su questo trend non è solo la maggiore affluenza sui sentieri, ma anche le condizioni ambientali mutate a causa del cambiamento climatico, che rendono meno prevedibili i percorsi e più pericolose le condizioni meteo.

Le principali cause degli incidenti in montagna sono legate a cadute (117 nel 2024), perdita di orientamento (23), scivolate (15) e impreparazione tecnica (27). Seguono episodi di sfinimento (8), maltempo (7), precipitazioni (6) e caduta massi (5). In 14 casi, gli escursionisti non sono riusciti a rispettare i tempi di rientro, mentre altre cinque persone sono state coinvolte in incidenti su neve.

La maggior parte delle richieste di soccorso arriva da escursionisti senza preparazione specifica (127 casi), mentre 37 interventi hanno riguardato alpinisti e 17 persone impegnate su ferrate. Non mancano richieste da sportivi in mountain bike (14) e sci-alpinisti (11). Dati che confermano la necessità di una maggiore consapevolezza dei propri limiti e dei rischi oggettivi che la montagna impone.

Gli esperti del Soccorso Alpino ribadiscono l’importanza della pianificazione. “Escursioni e attività in quota sono esperienze straordinarie”, affermano, “ma richiedono preparazione, equipaggiamento adeguato, conoscenza del percorso e consultazione dei bollettini meteo. Bisogna inoltre comunicare i propri spostamenti e non affrontare mai l’ambiente montano con leggerezza o improvvisazione.

La tragedia di Fabio Festa, nonostante la sua esperienza, dimostra quanto anche i più preparati siano vulnerabili di fronte alle dinamiche spesso imprevedibili dell’alta quota. E rafforza l’allarme del Soccorso Alpino: l’emergenza sicurezza in montagna non riguarda solo i turisti inesperti, ma chiunque vi si avventuri senza le dovute precauzioni.

Redazione

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