Un Pride consapevole, politico e partecipato, che ha saputo coniugare rivendicazione e festa, presenza istituzionale e mobilitazione sociale. È quanto accaduto a Brescia, dove oltre 15mila persone hanno preso parte alla sesta edizione del Brescia Pride, sfilando tra via San Faustino, Dante e via dei Mille, per poi confluire nel cuore della manifestazione a Campo Marte.
Tra bandiere, slogan e cori, non sono mancate le parole forti dal palco, a ribadire l’identità del Pride come strumento di lotta e non come evento neutro o commerciale. “Il Pride non è una parata da addomesticare – è stato detto – ma memoria, rabbia e resistenza contro ogni forma di discriminazione”.
Un Pride che cambia forma, ma non sostanza
A Brescia si è assistito a un Pride visibilmente mutato nella percezione pubblica e nella composizione dei partecipanti. Se i colori e l’energia rimangono tratti distintivi, a colpire è stata l’eterogeneità e la “normalità” dei volti presenti: famiglie, bambini, studenti, gruppi di amici, persone anziane, ma anche amministratori locali e rappresentanti istituzionali. Una signora, ferma a bordo strada, ha commentato con l’amica: “È bello che a Brescia si possano vedere queste cose”, frase che testimonia un cambiamento culturale in atto nella città.
Il tono trasgressivo che in passato caratterizzava l’evento ha lasciato spazio a una narrazione più articolata, più inclusiva e meno sensazionalista, capace comunque di interrogare il presente e di generare dibattito su libertà, identità e diritti.
La presenza istituzionale: un segnale chiaro
In prima linea anche la sindaca di Brescia, Laura Castelletti, che ha dichiarato dal palco: “Il Pride serve eccome, perché la libertà non è mai un regalo, ma una conquista quotidiana”.
Un messaggio chiaro, rivolto a chi ancora mette in discussione la necessità della manifestazione, sottolineando invece il valore civile e simbolico di Brescia come laboratorio di innovazione sociale e diritti. Con lei anche altri amministratori della provincia, molti dei quali hanno concesso il patrocinio all’evento, sostenendo pubblicamente la comunità LGBTQIAPK+.
Oltre l’arcobaleno: diritti trasversali e impegno collettivo
Il Pride bresciano ha saputo ampliare il raggio delle sue battaglie, accogliendo messaggi antifascisti, antirazzisti, ambientalisti, antispecisti e pacifisti. Presenti realtà del sistema sanitario come l’ASST Spedali Civili di Brescia, l’Ordine degli Psicologi della Lombardia e l’Università degli Studi di Brescia, a dimostrazione di una crescente alleanza tra il mondo accademico, sanitario e i diritti civili.
Non è mancato nemmeno il sostegno al popolo palestinese, altra voce del pluralismo che ha caratterizzato la giornata, e che dimostra come la lotta per i diritti LGBTQIAPK+ sia sempre più connessa a quella per la giustizia sociale globale.
Un Pride politico e popolare
Se la sera il quartiere Carmine ha ospitato la festa finale, con musica e convivialità, il messaggio emerso durante la giornata è stato profondamente politico: essere presenti, anche senza condividere ogni singolo tema, significa assumersi una responsabilità civile, quella di contrastare ogni forma di emarginazione.
La partecipazione di migliaia di persone è stata la conferma che finché esisterà una sola persona discriminata, ci sarà chi scenderà in piazza a difenderne i diritti. Una verità che a Brescia, oggi più che mai, ha trovato voce, forma e coraggio.
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