Nel silenzio delle sale slot, tra i clic dei bingo online e i biglietti del gratta e vinci, si consuma una delle emergenze sociali più gravi e sottovalutate della provincia di Brescia. Il gioco d’azzardo patologico, o ludopatia, ha assunto dimensioni preoccupanti: solo nel 2024, i cittadini bresciani hanno speso complessivamente 462 milioni di euro, alimentando un sistema che distrugge vite, relazioni e intere famiglie.
Dalle giocate occasionali alla dipendenza: storie di chi ha toccato il fondo
«È cominciato per gioco, con qualche gratta e vinci ogni tanto. Poi sono passata alle slot, al bingo online. Pensavo di poter smettere quando volevo. Invece stavo perdendo tutto: il lavoro, gli amici, la fiducia di mia figlia». Così racconta Maria, 56 anni di Ghedi, una delle tante voci spezzate dalla dipendenza dal gioco. La sua storia è simile a quella di centinaia di persone che, senza accorgersene, finiscono intrappolate in una spirale che sembra non avere via d’uscita.
A peggiorare il quadro, l’accessibilità sempre più semplice e diffusa al gioco, sia fisico che digitale. Le slot machine proliferano nei bar, le scommesse sportive si fanno in pochi secondi da un’app, mentre i siti di gioco online sono attivi 24 ore su 24, sette giorni su sette.
462 milioni di euro spesi in un anno: la mappa della ludopatia
Secondo i dati raccolti da enti pubblici e centri di assistenza, nel solo 2024 nel Bresciano sono stati spesi 462 milioni di euro in giochi con vincita in denaro, una cifra impressionante che non tiene conto del gioco illegale, ancora più difficile da monitorare. I dati parlano chiaro: la ludopatia è trasversale, colpisce giovani, pensionati, disoccupati e lavoratori, senza distinzione di genere o classe sociale.
Il fenomeno è alimentato da campagne pubblicitarie aggressive, facile reperibilità del gioco e assenza di consapevolezza dei rischi. E mentre si moltiplicano le possibilità di giocare, i servizi di supporto faticano a reggere l’urto dell’emergenza.
Regina di Cuori: un rifugio sulle colline per ricominciare
A Cellatica, sulle colline a sud di Brescia, sorge una struttura unica in Lombardia: Regina di Cuori, il primo centro residenziale specialistico interamente dedicato alla cura della ludopatia, gestito dalla Cooperativa di Bessimo Onlus. Dal 2019, accoglie uomini e donne provenienti da tutta la regione e anche da fuori Lombardia.
Anna Schiavone, responsabile della struttura, spiega: «Abbiamo voluto un centro residenziale misto, perché anche le donne affette da ludopatia esistono, ma spesso restano invisibili. È fondamentale offrire un luogo sicuro anche per loro, altrimenti rischiano di non chiedere mai aiuto».
La dipendenza invisibile: un male che si insinua in silenzio
La ludopatia non mostra i segni fisici delle droghe, ma corrode lentamente la vita di chi ne è colpito: debiti, isolamento, depressione, perdita di lavoro, rottura dei legami familiari. È una dipendenza comportamentale riconosciuta ufficialmente dal Servizio Sanitario Nazionale, ma spesso ignorata o sottovalutata.
I centri di ascolto sul territorio, i gruppi di autoaiuto e i servizi delle ASST locali rappresentano i primi presidi per il riconoscimento e il trattamento del disturbo. Ma il vero cambiamento comincia dalla consapevolezza, dal coraggio di chiedere aiuto e dall’accesso a strutture specializzate come Regina di Cuori.
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