È arrivata la firma sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro 2022/24 per il comparto istruzione e ricerca. L’intesa, siglata tra l’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) e le principali sigle sindacali del settore — Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda Unams e Anief, con l’unica eccezione della Flc Cgil — segna un passo importante per circa un milione e mezzo di lavoratori del mondo della scuola.
L’accordo, giunto quasi un anno dopo la scadenza del triennio di riferimento, definisce gli aumenti retributivi e il pagamento degli arretrati, riconoscendo somme che, secondo le stime, equivalgono a una sorta di “seconda tredicesima” per molti dipendenti.
Gli aumenti medi ammontano a circa 150 euro mensili per 13 mensilità, con punte di 185 euro per i docenti, a seconda dell’anzianità di servizio, e fino a 240 euro per ricercatori e tecnologi. I docenti, in particolare, potranno ricevere arretrati fino a 2mila euro, che dovrebbero essere erogati a partire da gennaio 2026, una volta completate le operazioni contabili.
La Cisl Scuola ha espresso grande soddisfazione per il risultato ottenuto, sottolineando come la firma consenta ora di aprire subito il negoziato per il rinnovo 2025/27. Secondo la segretaria generale Ivana Barbacci, «non avrebbe avuto alcun senso rinviare la chiusura di un contratto già scaduto. Si tratta di una scelta giusta al momento giusto, che tutela il potere d’acquisto dei lavoratori e consente di programmare concretamente il futuro rinnovo».
L’obiettivo del sindacato è quello di riallineare i tempi dei rinnovi contrattuali, evitando i ritardi che in passato hanno spesso portato a firmare i CCNL anni dopo la loro scadenza naturale. Un percorso che la Cisl definisce “strategico” per una più piena valorizzazione delle professionalità della scuola.
Intanto, dalle istituzioni arrivano segnali di apertura. Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha dichiarato l’intenzione di rinnovare tutti i contratti pubblici entro il 2026, mentre la Funzione Pubblica ha già definito l’atto di indirizzo generale cui dovranno attenersi i vari ministeri per i negoziati dei diversi comparti.
L’intesa appena firmata riguarda principalmente la parte economica del contratto, ma rappresenta anche un segnale politico importante in vista della nuova stagione di confronto. Per la prima volta dopo anni, infatti, potrebbe essere raggiunto un nuovo rinnovo contrattuale all’interno dello stesso triennio di vigenza, garantendo così una maggiore continuità salariale ai lavoratori del comparto istruzione e ricerca.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.