Autonomia differenziata, firmate oggi le pre-intese: sanità e protezione civile alle Regioni

Via libera alle intese tra Governo e Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria: più poteri su sanità, professioni e gestione delle emergenze

Parte ufficialmente con la firma delle pre-intese il percorso che porterà all’autonomia differenziata per quattro Regioni del Nord, con l’obiettivo di assegnare competenze più ampie in settori strategici come sanità, protezione civile, professioni e previdenza complementare. Le firme, previste tra oggi e domani, coinvolgono Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, e rappresentano il primo passo verso una riforma istituzionale destinata a cambiare profondamente il rapporto tra Stato centrale e autonomie locali.

A rappresentare il Governo nei vari incontri è il Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, che ha ricevuto l’autorizzazione ufficiale dalla Presidenza del Consiglio per siglare le pre-intese. Le tappe sono serrate: oggi Calderoli sarà a Venezia e Milano, domani a Torino e Genova. L’obiettivo condiviso è dare continuità ai negoziati già avviati e giungere a un’intesa definitiva, che sarà seguita da un piano di attuazione.


Le materie in discussione: da protezione civile a sanità

Le intese preliminari prevedono il trasferimento alle Regioni di competenze specifiche in materie non sottoposte a livelli essenziali di prestazione (no LEP), già approvate dai ministeri competenti. Tra queste rientrano:

  • Protezione civile: con maggiore autonomia nella gestione delle emergenze e nella dichiarazione degli stati di calamità.

  • Professioni: possibilità di legiferare su alcune attività regolamentate.

  • Previdenza complementare: gestione autonoma dei fondi integrativi locali.

  • Finanza pubblica sanitaria: con margini di manovra più ampi nella destinazione delle risorse e nella contrattazione del personale.

La Lombardia, in particolare, punta a un’autonomia rafforzata nel comparto sanitario, rivendicando la possibilità di aumentare gli stipendi per medici e infermieri e di gestire direttamente fondi e organizzazione del servizio sanitario regionale.


Calderoli: «Non un privilegio, ma uno strumento di efficienza»

Per il ministro Calderoli, le firme non rappresentano una frattura tra territori, ma una strategia per rendere lo Stato più vicino ai cittadini: «L’autonomia non è un privilegio – ha dichiarato – ma uno strumento per aumentare l’efficienza e la responsabilità delle istituzioni».

Lo stesso ministro ha confermato che le materie “no LEP” hanno già ricevuto il via libera tecnico e ha aggiunto che anche la sanità sarà inserita nel percorso, benché con una maggiore attenzione alle condizioni poste dalla Corte Costituzionale. Non mancano infatti i riferimenti ai vincoli giuridici che impediscono una delega illimitata delle funzioni, ma Calderoli ha mostrato sicurezza nella possibilità di trovare soluzioni giuridicamente sostenibili.


Le Regioni pronte a gestire nuove funzioni

Oltre alla Lombardia, anche Veneto, Piemonte e Liguria hanno formalizzato richieste per ottenere competenze autonome nelle stesse aree. In particolare:

  • Il Veneto è pronto a ricevere deleghe su protezione civile e professioni, con attenzione al legame tra autonomia e identità territoriale.

  • Il Piemonte ha chiesto competenze specifiche, soprattutto nella gestione delle emergenze, ma con limiti ben circoscritti.

  • La Liguria si concentra sulla possibilità di rafforzare la propria capacità gestionale nel settore sanitario e in ambito previdenziale.

Secondo i governatori, queste pre-intese rappresentano uno strumento operativo per migliorare l’efficacia delle politiche regionali, e non una rottura del principio di unità nazionale.


Prossimi passaggi: intesa finale e attuazione

Se confermate nei successivi tavoli di confronto, le pre-intese porteranno alla redazione e approvazione delle intese definitive, da sottoporre poi al Parlamento. Seguirà un piano di attuazione dettagliato, che stabilirà tempi, risorse e modalità di trasferimento delle funzioni.

Si tratta di una svolta che potrebbe ridefinire l’assetto istituzionale del Paese, aprendo a un modello di gestione pubblica più decentralizzato. Tuttavia, il dibattito politico resta acceso, soprattutto sul tema dell’equità tra Regioni e sull’effettiva sostenibilità di un regionalismo differenziato.

Redazione

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