Lega in crisi in Lombardia, chiesto a Salvini un passo indietro

Nel direttivo regionale di via Bellerio sarebbero emerse forti critiche alla leadership del segretario. Diversi esponenti avrebbero chiesto una guida più collegiale e un maggiore coinvolgimento dei governatori e degli amministratori del territorio. Salvini replica: «Gli italiani hanno bisogno di tutto fuorché di polemiche e beghe interne».

Matteo Salvini

È dalla Lombardia, storica roccaforte della Lega, che arriva il segnale più netto sul futuro della leadership di Matteo Salvini. Durante il direttivo regionale del Carroccio, riunito venerdì nella sede di via Bellerio, diversi esponenti avrebbero espresso la necessità di un cambiamento ai vertici del partito. In alcuni interventi, secondo quanto riferito, sarebbe stata avanzata esplicitamente la richiesta al segretario di fare un passo indietro o di lato.

La riunione è durata oltre quattro ore e avrebbe registrato un confronto particolarmente acceso. A emergere sarebbe soprattutto la richiesta di una Lega con una struttura più collegiale, capace di coinvolgere maggiormente le figure politiche considerate più forti sul territorio.

Tra i nomi indicati figurano il ministro Giancarlo Giorgetti, gli attuali governatori e quelli che hanno ricoperto in passato incarichi regionali, come Luca Zaia, oltre agli amministratori locali considerati più radicati e riconoscibili.

Le critiche dalle province lombarde

Secondo le ricostruzioni della riunione, gli interventi maggiormente critici sarebbero arrivati soprattutto dalle province considerate storicamente più importanti per il partito: Brescia, Bergamo e Varese.

Quasi due terzi degli interventi avrebbero manifestato perplessità sulla gestione della Lega. Alcuni esponenti locali avrebbero riferito anche il malessere della base, fino a ipotizzare il mancato rinnovo della tessera o la decisione di non votare più il partito finché Salvini resterà alla guida.

A intervenire in difesa del segretario sarebbero stati, tra gli altri, la ministra Alessandra Locatelli, il segretario della Lega Giovani Luca Toccalini e il capogruppo del partito in Lombardia Alessandro Corbetta.

Il malcontento non riguarderebbe soltanto i risultati elettorali, ma anche la direzione politica assunta negli ultimi anni. Una parte della base lombarda chiederebbe infatti una maggiore attenzione al Nord e una revisione delle strategie adottate dal partito.

La richiesta di una leadership più condivisa

Uno dei punti centrali del confronto sarebbe stato proprio il modello organizzativo della Lega. La richiesta emersa dal direttivo sarebbe quella di superare una gestione troppo concentrata sul segretario, attraverso un coinvolgimento più ampio delle figure politiche considerate rappresentative.

L’idea sarebbe quella di valorizzare maggiormente amministratori, governatori e dirigenti con un forte consenso locale, facendo tornare la Lega a essere contemporaneamente «di lotta e di governo».

Una posizione che sarebbe stata sostenuta anche dal governatore lombardo Attilio Fontana, favorevole a una leadership più allargata.

Secondo questa impostazione, il partito dovrebbe inoltre rafforzare la propria identità e riconoscibilità su temi come sicurezza e immigrazione, evitando che esponenti esterni alla Lega, come Giorgia Meloni e Roberto Vannacci, riescano a occupare uno spazio politico percepito come più vicino all’elettorato leghista.

Nel mirino anche la scelta di Vannacci

Tra gli argomenti più contestati ci sarebbe stata la gestione del rapporto con Roberto Vannacci. Diversi militanti lombardi non avrebbero condiviso la scelta di promuoverlo rapidamente ai vertici del partito e, soprattutto, lo spostamento della Lega verso posizioni considerate troppo a destra.

Anche il tema dell’autonomia differenziata avrebbe generato discussioni. Durante il direttivo, un intervento della vicesegretaria Silvia Sardone avrebbe provocato un confronto con il ministro Roberto Calderoli, storico sostenitore della riforma.

Sul tavolo ci sarebbero infine le prospettive del tradizionale raduno di Pontida, previsto per il 20 settembre. Alcuni dirigenti locali avrebbero segnalato una riduzione delle adesioni, con pullman che sarebbero stati organizzati in numero dimezzato rispetto allo scorso anno.

Salvini, tuttavia, avrebbe cercato di ridimensionare le preoccupazioni, spiegando che si sta lavorando a una Pontida con una dimensione sia italiana sia internazionale e con ospiti stranieri, concentrata su sicurezza, legalità e libertà individuali.

Belotti: «Salvini deve dimettersi»

Tra le posizioni più nette c’è quella di Daniele Belotti, ex deputato e figura storica della Lega di Pontida. Secondo quanto riferito dallo stesso Belotti, il problema non sarebbe l’impegno personale di Salvini, ma la perdita di consenso evidenziata dai risultati elettorali.

La sua conclusione sarebbe quindi molto chiara: «Per me Salvini deve fare un passo indietro e dimettersi, lasciando ad altri la gestione del partito».

Il confronto interno, tuttavia, non sembra aver prodotto nell’immediato un cambio al vertice.

Salvini: «Sto lavorando per rafforzare la squadra»

Interpellato dai giornalisti a Roma, Salvini ha scelto di rispondere senza entrare direttamente nel merito delle contestazioni emerse in Lombardia.

Il segretario ha ribadito di essere impegnato nel rafforzamento della squadra, richiamando il mandato ricevuto dal congresso di Firenze, approvato all’unanimità circa un anno fa.

«Gli italiani hanno bisogno di tutto fuorché di polemiche e beghe interne», ha dichiarato Salvini, aggiungendo che chiunque voglia contribuire al rafforzamento della Lega è il benvenuto.

Il vicepremier ha inoltre rivendicato il patrimonio politico e amministrativo del partito, citando circa 500 sindaci, oltre a governatori e parlamentari.

Sul fronte del governo, Salvini ha infine annunciato l’intenzione di continuare a lavorare, in vista della prossima manovra, per chiedere alle principali banche italiane un contributo triennale sugli utili.

Il confronto tra la leadership nazionale e la base lombarda resta quindi aperto. La richiesta di una guida più condivisa si contrappone alla volontà di Salvini di proseguire nel mandato ricevuto dal congresso, mentre la Lega si prepara a una stagione politica segnata dal confronto interno e dall’appuntamento di Pontida.

Redazione

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