Scuola a Lumezzane, calo demografico e istituti verso l’accorpamento

Entro il 2030-31 fino a 200 studenti in meno tra elementari e medie: previste chiusure di plessi e un comprensivo unico

scuola

Il futuro della scuola a Lumezzane si prospetta complesso e segnato da numeri in forte contrazione. Un quadro già noto, ma che un recente convegno dedicato al sistema scolastico della Valgobbia ha delineato in modo ancora più netto e, per certi versi, drammatico. Nei prossimi cinque anni, entro l’anno scolastico 2030-31, mancheranno fino a 200 studenti nel primo ciclo di istruzione, ovvero tra scuole elementari e medie, con inevitabili ripercussioni anche sugli istituti superiori.

Il dato è l’effetto diretto di un calo demografico considerato ormai strutturale, che colpisce in modo disomogeneo il territorio. A soffrirne maggiormente sarà l’Istituto comprensivo Polo Ovest, che comprende i plessi di Piatucco, Pieve, Fontana e Gazzolo. Qui, secondo le proiezioni presentate, potrebbero mancare fino a 150 studenti rispetto agli attuali livelli di iscrizione. Meno critica, ma comunque significativa, la situazione del Polo Est, che include Sant’Apollonio e San Sebastiano, dove si stimano 30-40 iscritti in meno.

Plessi in chiusura e continuità didattica

Le conseguenze di questi numeri sono già evidenti. Dal prossimo settembre è prevista la chiusura delle scuole elementari “Aldo Moro” di Fontana e “Giovanni Paolo II” di Rossaghe, che seguiranno la dismissione già avvenuta quest’anno della “Gianni Rodari” di Gazzolo. Una scelta discussa da tempo, ma che ora trova conferma nei dati ufficiali.

Per le famiglie e per i bambini coinvolti, il nodo principale resta quello della continuità didattica. A chiarire gli scenari è l’assessore all’Istruzione Lucio Facchinetti: gli alunni che frequentano Rossaghe proseguiranno alla scuola Seneci di San Sebastiano, mentre quelli di Fontana saranno trasferiti alla Caduti di Piatucco. In entrambi i casi, l’amministrazione sta lavorando per garantire il servizio di trasporto, elemento considerato essenziale per accompagnare la riorganizzazione.

Iscrizioni e nuovi orari

Uno scenario diverso riguarda le famiglie che dal 13 gennaio al 14 febbraio iscriveranno i figli alle classi prime della primaria attraverso la piattaforma online. In questo caso, sarà possibile scegliere liberamente la destinazione, tenendo conto però delle novità organizzative in arrivo.

Dal prossimo settembre, infatti, verrà fissata in modo più rigido la scelta tra il tempo scuola di 30 ore settimanali, senza mensa, e quello di 40 ore, con due ore di mensa al giorno. Questa riorganizzazione comporterà alcuni cambiamenti negli orari dei singoli plessi.

Alla “Bachelet” di Sant’Apollonio, che resterà attiva, le lezioni si svolgeranno dal lunedì al venerdì. Alla “Caduti” di Piatucco, invece, l’orario sarà articolato dalle 8.15 alle 12.15 e dalle 14.15 alle 16.15, sempre dal lunedì al venerdì.

Diversa la strategia della Seneci di San Sebastiano, dotata di mensa, che punterà su una doppia offerta formativa. Per le classi dalla seconda alla quinta è previsto l’orario dal lunedì al sabato dalle 8 alle 13, mentre per i nuovi iscritti alle prime sarà possibile scegliere tra 30 o 40 ore settimanali, con o senza mensa. Per le scuole medie, invece, non sono previsti cambiamenti.

Verso un comprensivo unico

Accanto alla riorganizzazione dei plessi, il calo demografico accelera anche il processo di dimensionamento scolastico. È già stata avallata dalla Provincia, ed è ora in attesa del via libera della Regione, la cancellazione degli attuali istituti comprensivi Polo Est e Polo Ovest, attivi da 11 anni. Al loro posto nascerà un comprensivo unico, che nelle intenzioni avrà sede proprio alla Seneci di San Sebastiano.

Si tratta di una soluzione gestionale di cui si discute dal 2020, pensata per razionalizzare risorse, personale e offerta formativa in un contesto di progressiva riduzione degli iscritti. Una scelta che segna un cambio di paradigma per la scuola in Valgobbia, chiamata nei prossimi anni a garantire qualità educativa e servizi adeguati nonostante numeri sempre più ridotti.

Redazione

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