La svolta attesa non è arrivata e per i residenti delle frazioni montane di Fraine, Palot e Sonvico, nel comune di Pisogne, la situazione resta critica. L’incontro decisivo tra Comune e Regione, inizialmente atteso nei giorni scorsi, è stato rinviato a dopo l’Epifania, lasciando le comunità locali alle prese con le conseguenze della frana in Val Palot che ha isolato intere zone del territorio.
Per chi vive nelle frazioni coinvolte, si prospetta un Capodanno segnato da disagi e preoccupazione. La strada resta chiusa e non esistono certezze sui tempi di riapertura, mentre le famiglie chiedono interventi rapidi, soprattutto per assistere anziani e persone malate rimaste in quota.
Percorsi alternativi lunghi e difficili
Le difficoltà quotidiane sono evidenti. Come racconta Stefano Faustini, residente a Sonvico, raggiungere i servizi essenziali è diventato un’impresa: «Per arrivare al negozio di alimentari più vicino servono circa due ore complessive, su un percorso lungo e tortuoso che supera i 1.200 metri di altitudine». Una condizione che rende complicata anche la semplice gestione della vita quotidiana.
Le persone più fragili, quando possibile, hanno già trovato ospitalità da parenti a valle. Chi è rimasto nelle frazioni teme un ulteriore peggioramento della situazione in caso di nevicate, che potrebbero rendere impraticabili anche le strade alternative.
L’incontro dopo l’8 gennaio e il nodo dei lavori
Il confronto tra l’Amministrazione comunale di Pisogne e i vertici dell’Utr della Regione è stato fissato per l’8 gennaio. Al centro del vertice ci sarà la definizione delle modalità di intervento per rimuovere circa 30mila metri cubi di roccia e massi, che hanno distrutto le reti paramassi, abbattuto la galleria sottostante e danneggiato il manto stradale. Fortunatamente, al momento del crollo, nessun veicolo è rimasto coinvolto.
Le spiegazioni del Comune
A rispondere alle accuse di presunti ritardi è l’assessore al Territorio Nicola Musati, che ripercorre le attività svolte negli ultimi anni. «Nella primavera di tre anni fa abbiamo effettuato una ricognizione dall’alto per un rilievo dettagliato del versante», spiega, ricordando che nel 2023 sono stati realizzati rinforzi con reti in aderenza e che nel giugno 2024 è stata inviata una scheda tecnica alla Regione dopo nuovi distacchi di piccoli massi.
Anche nelle settimane precedenti al crollo, sottolinea Musati, erano state effettuate ulteriori ispezioni. La causa principale dello smottamento, avvenuto a Santo Stefano, sarebbe da attribuire all’espansione dell’acqua gelata nelle fessure della roccia, in un’area caratterizzata da materiale fragile e frastagliato. «Escluderei che le vibrazioni dei mezzi su gomma abbiano contribuito al distacco», precisa l’assessore.
Supporto ai residenti e prime misure urgenti
Sul fronte dell’assistenza, il Comune assicura che una delle priorità sarà il supporto alle famiglie colpite dai disagi, anche attraverso l’organizzazione di trasporti pubblici dedicati da e verso le località montane. Parallelamente, l’amministrazione ha richiesto alla Regione la dichiarazione di somma urgenza.
Il primo step di messa in sicurezza prevede un investimento di circa 700mila euro, destinati al disgaggio del materiale ancora instabile e alla posa di nuove reti paramassi. In una fase successiva si valuteranno soluzioni alternative di viabilità, che potrebbero prevedere un collegamento carrabile o pedonale, con la creazione di un’area parcheggio ai piedi della zona franata.
La preoccupazione per l’inverno
Nonostante le rassicurazioni istituzionali, tra i residenti prevale l’incertezza. «Se dovesse nevicare, la situazione rischia di diventare incontrollabile», avvertono dalle frazioni. Un allarme che accompagna l’attesa di decisioni concrete, mentre la Val Palot resta sorvegliata speciale e le comunità locali chiedono tempi certi e interventi rapidi per tornare alla normalità.
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