Circa quattrocento persone sono scese in piazza nel tardo pomeriggio di ieri a Brescia per manifestare solidarietà al popolo iraniano, da settimane protagonista di proteste contro il potere degli ayatollah e recentemente colpito da una dura repressione da parte delle autorità di Teheran. Un’iniziativa partecipata e sentita, che ha trasformato il centro cittadino in un luogo di confronto e testimonianza civile, richiamando l’attenzione sui diritti umani e sulla libertà negata.
La manifestazione è stata promossa in forma unitaria da partiti politici, sindacati e associazioni, a conferma di una mobilitazione trasversale che ha voluto superare le appartenenze per concentrarsi su un messaggio condiviso: la condanna delle violenze e il sostegno a chi, in Iran, continua a protestare nonostante arresti, intimidazioni e repressione armata.
Le istituzioni al fianco dei manifestanti
Ad aprire gli interventi è stato il segretario della Cgil Francesco Bertoli, che ha sottolineato il valore della partecipazione collettiva e il dovere di non rimanere indifferenti di fronte alle violazioni dei diritti fondamentali. A seguire hanno preso la parola la sindaca di Brescia Laura Castelletti e il presidente della Provincia Emanuele Moraschini, affiancati da due rappresentanti di Amnesty International, che hanno richiamato l’attenzione sulle responsabilità della comunità internazionale.
Nel suo intervento, la sindaca Castelletti ha legato la mobilitazione odierna alla storia della città, ricordando come Brescia abbia conosciuto in prima persona cosa significhi lottare per la libertà. Un richiamo non solo simbolico, ma politico e culturale, che ha collocato la protesta per l’Iran all’interno di una tradizione di resistenza e difesa dei diritti.
Il ruolo centrale delle donne iraniane
Uno dei passaggi più forti del discorso della prima cittadina ha riguardato la condizione delle donne in Iran, indicate come le principali vittime della repressione ma anche come le protagoniste più determinate della protesta. Castelletti ha ricordato come le donne iraniane vengano private dei diritti più elementari, sottoposte a controlli sul corpo, sulla voce e sulla libertà personale.
Arrestate per un velo, picchiate per una ciocca di capelli, uccise per aver chiesto dignità: parole dure che hanno trovato riscontro nei racconti e nei rapporti delle organizzazioni internazionali. Eppure, proprio da queste donne arriva, secondo la sindaca, il segnale più potente di emancipazione e coraggio, capace di scuotere non solo l’Iran ma l’opinione pubblica mondiale.
Castelletti ha ricordato anche le iniziative concrete portate avanti negli anni dalla città di Brescia, come l’accoglienza nel 2018 di Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace, e la mostra “Finché non saremo libere” ospitata nel 2023 al Museo di Santa Giulia, dedicata alle artiste iraniane e alla resistenza culturale.
Diritti universali e responsabilità collettiva
Nel suo intervento, la sindaca ha ribadito come la storia di Brescia sia fondata sulla partecipazione e sulla difesa dei diritti, valori conquistati a caro prezzo e che oggi non possono essere considerati scontati. Da qui nasce, secondo Castelletti, una responsabilità particolare: riconoscere i diritti come universali e non limitati ai confini nazionali.
Essere in piazza per l’Iran significa, in questa prospettiva, non considerare lontana l’ingiustizia, ma sentire come proprie anche le battaglie di altri popoli. Un messaggio che ha collegato la situazione iraniana ad altri scenari di crisi internazionale, dall’Ucraina alla Palestina, nel segno di una solidarietà che non si esaurisce in uno slogan ma si traduce in impegno civile.
Un messaggio diretto a chi protesta in Iran
La manifestazione si è conclusa con un messaggio simbolico rivolto direttamente ai manifestanti iraniani, che continuano a scendere in strada a Teheran, Isfahan, Shiraz e in molte altre città. “Vi vediamo, vi ascoltiamo, siamo con voi”: parole semplici, ma cariche di significato, che hanno riassunto lo spirito dell’iniziativa.
La partecipazione numerosa e la presenza delle istituzioni hanno confermato l’attenzione della città di Brescia verso le grandi questioni dei diritti umani, ribadendo che la libertà non è un bene acquisito una volta per tutte, ma un valore da difendere ogni giorno, anche guardando oltre i propri confini.
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