La presenza sempre più massiccia del pesce siluro nel lago di Garda sta sollevando preoccupazioni tra pescatori e istituzioni, aprendo al contempo un dibattito sulle possibili strategie di contenimento. Tra le ipotesi emerse, anche quella di inserire il predatore nella filiera alimentare, trasformando un problema ambientale in una risorsa economica.
L’idea, sviluppata in particolare sulla sponda veronese, prevede la commercializzazione del siluro con possibile esportazione verso i Paesi dell’Est, dove il consumo di questa specie è più diffuso. Tuttavia, la proposta incontra resistenze, soprattutto tra i pescatori bresciani, che la considerano poco percorribile e in parte provocatoria.
Il tema sarà al centro dell’incontro della Consulta del Garda, convocato presso l’incubatoio regionale di Desenzano. L’obiettivo è individuare soluzioni concrete per arginare la diffusione della specie alloctona, che negli ultimi anni ha trovato condizioni favorevoli per moltiplicarsi, soprattutto nel basso lago.
Un primo intervento arriva dalla Regione Veneto, che ha stanziato 100 mila euro per sostenere la pesca in acque dolci e l’acquacoltura, oltre a incentivare l’acquisto di attrezzature specifiche per la cattura del siluro. L’auspicio è che anche la Lombardia possa attivare misure analoghe per affrontare in modo coordinato l’emergenza.
La portata del fenomeno è confermata dai dati raccolti durante recenti attività di pesca. In un’operazione svolta tra Sirmione, Peschiera e Lazise, 32 apneisti hanno catturato in meno di tre ore ben 32 esemplari per un totale di 362 chilogrammi, numeri che evidenziano una presenza ormai fuori controllo.
Il siluro, specie predatrice non autoctona, rappresenta una minaccia per l’ecosistema del lago. La sua diffusione mette a rischio le specie locali, in particolare il coregone-lavarello, già oggetto di discussione a livello ministeriale per una possibile reintroduzione in deroga. La crescita incontrollata del siluro rischia infatti di compromettere l’equilibrio ittico del Garda, con ripercussioni anche sull’attività dei pescatori professionisti.
Tra questi cresce la preoccupazione per il futuro della pesca tradizionale. Se non verranno adottate misure efficaci, il rischio è quello di assistere a una progressiva sostituzione delle specie autoctone con il siluro. Uno scenario che potrebbe cambiare radicalmente anche l’offerta gastronomica locale, trasformando un simbolo della biodiversità del lago in un ecosistema dominato da un’unica specie invasiva.
L’ipotesi di valorizzare il siluro dal punto di vista commerciale resta quindi sul tavolo, ma non rappresenta una soluzione condivisa. Il confronto tra istituzioni, comunità locali e operatori del settore sarà decisivo per individuare strategie sostenibili, capaci di coniugare tutela ambientale e sviluppo economico.
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