Non solo carburante: le tensioni internazionali e i possibili blocchi nello Stretto di Hormuz potrebbero avere ripercussioni anche sulla disponibilità di farmaci nei prossimi mesi. L’allarme arriva dal settore farmaceutico, che segnala un aumento significativo dei costi di produzione e il rischio di carenze già a partire dall’estate.
Secondo il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, i costi produttivi sono cresciuti di oltre il 20%, sommando ulteriori rincari a quelli già registrati negli ultimi anni. Una situazione che mette in difficoltà le aziende e potrebbe incidere sulla continuità delle forniture, soprattutto in caso di un prolungamento delle tensioni geopolitiche.
Tra i farmaci potenzialmente a rischio figurano prodotti di largo utilizzo come paracetamolo, antibiotici e antidiabetici, ma anche medicinali più complessi, come quelli oncologici. La criticità deriva dalla dipendenza da precursori petrolchimici, molti dei quali transitano proprio attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio globale.
L’aumento del prezzo del petrolio ha già avuto effetti concreti sulla filiera. Si registrano rincari del 25% per l’alluminio, del 15% per i principi attivi e del 25% per vetro e carta utilizzati negli imballaggi, elementi essenziali per la produzione e distribuzione dei medicinali. Questi aumenti stanno comprimendo i margini delle aziende e creando difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime.
Il rischio, secondo gli esperti, non è immediato ma potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi. Le possibili carenze non riguarderebbero l’immediato, ma potrebbero emergere tra l’estate e l’autunno, qualora la situazione internazionale non trovi una rapida soluzione. Fondamentale sarà la risposta coordinata dei Paesi europei e delle istituzioni comunitarie.
Un altro elemento critico riguarda la forte dipendenza dall’estero. Attualmente, circa il 74% dei principi attivi utilizzati in Europa proviene da Cina e India, rendendo il sistema particolarmente vulnerabile in caso di interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Una fragilità già emersa durante la pandemia e che torna oggi al centro del dibattito.
Le istituzioni italiane ed europee stanno valutando possibili strategie per ridurre questa dipendenza. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia produttiva del continente, garantendo una maggiore sicurezza nella disponibilità dei farmaci essenziali.
Anche dal Ministero della Salute emerge preoccupazione. La necessità di un piano rapido e strutturato viene considerata prioritaria, per evitare che eventuali crisi internazionali possano tradursi in problemi concreti per cittadini e sistemi sanitari.
Il quadro che si delinea è quello di una filiera sotto pressione, tra rincari, tensioni geopolitiche e dipendenze strutturali. Nei prossimi mesi sarà determinante l’evoluzione del contesto internazionale e la capacità di risposta delle istituzioni per garantire la continuità delle forniture.
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