Sparatoria contro l’ex moglie e il compagno: ridotta in appello la pena al 36enne bresciano

Si è concluso con una riduzione della pena il processo d’appello nei confronti del 36enne originario di Bressanone ma residente in provincia di Brescia

Si è concluso con una riduzione della pena il processo d’appello nei confronti del 36enne originario di Bressanone ma residente in provincia di Brescia, accusato di tentato omicidio pluriaggravato per aver sparato all’ex moglie e al nuovo compagno della donna. I giudici di secondo grado hanno infatti rideterminato la condanna, portandola da 12 a 9 anni di reclusione.

In attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, la difesa — rappresentata dall’avvocato Nicola Nettis — ritiene che sulla decisione possano aver inciso diversi elementi, tra cui il comportamento mantenuto durante il procedimento giudiziario, il risarcimento parziale versato alle vittime e la valutazione relativa alla volontà non omicidiaria dell’imputato, considerato che i colpi esplosi avevano raggiunto le gambe delle due persone coinvolte.

L’episodio risale alla sera del 30 dicembre 2022. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo si era recato a Prato all’Isarco, dove avrebbe atteso nascosto nei pressi dell’abitazione dell’ex compagna. Al rientro della donna insieme al nuovo partner, il 36enne avrebbe aperto il fuoco con una carabina, colpendo entrambi agli arti inferiori e provocando ferite gravi.

L’azione si sarebbe consumata in pochi istanti, senza lasciare alla coppia la possibilità di reagire. Dopo aver sparato, l’aggressore sarebbe fuggito a bordo di un furgone bianco, facendo inizialmente perdere le proprie tracce. L’arresto arrivò alcune settimane più tardi, mentre oggi l’uomo risulta in libertà.

Nel corso delle indagini era emerso anche un secondo filone processuale legato a due conoscenti dell’imputato, accusati di avergli fornito un falso alibi. La loro versione, però, sarebbe stata smentita dagli accertamenti sui movimenti del cellulare dell’uomo: la cella telefonica agganciata dal dispositivo indicava infatti una posizione diversa rispetto a quella dichiarata. Per questo motivo anche i due conoscenti sono finiti a processo con l’accusa di falso.

Redazione

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