Il caso di Hantavirus legato alla nave da crociera Mv Hondius ha riacceso l’attenzione sull’infezione, ma gli esperti invitano alla calma. Secondo l’infettivologo e rettore dell’Università Statale di Brescia, Francesco Castelli, la situazione resta circoscritta e non presenta le caratteristiche di un’emergenza pandemica.
Il professore sottolinea come il possibile focolaio si sia sviluppato in un ambiente estremamente specifico, quello di una nave da crociera, dove gli spazi chiusi e i sistemi di ventilazione rendono la dinamica del contagio diversa rispetto alla vita quotidiana.
“La mia percezione è che il focolaio si sia fermato lì”, ha spiegato Castelli, evidenziando che le misure adottate a bordo sono state rigorose e che l’evoluzione dei casi sembra sotto controllo. Un elemento che contribuisce a ridurre le preoccupazioni è proprio la natura del contesto, considerato confinato e non sovrapponibile a una diffusione in ambiente urbano.
L’esperto ha inoltre chiarito che il sistema sanitario italiano è già preparato a gestire eventuali situazioni critiche. A Brescia, come nel resto del Paese, esiste un piano di risposta per le emergenze infettive, attivabile in caso di necessità.
Castelli ha però escluso scenari simili a quelli vissuti durante la pandemia da Covid-19, sottolineando come il numero di casi sintomatici sia stato limitato e come la situazione attuale non presenti le stesse condizioni di trasmissibilità e diffusione.
L’Hantavirus, ha spiegato, non è un virus nuovo. Si tratta di un agente patogeno conosciuto da anni e considerato raro, con due principali varianti: una più aggressiva diffusa in America Latina e una meno severa presente in Europa, soprattutto nelle aree settentrionali.
La trasmissione avviene principalmente dagli animali all’uomo, in particolare tramite roditori, attraverso feci e urine. La trasmissione tra esseri umani è rara e riguarda soprattutto alcune varianti specifiche del virus.
Dal punto di vista clinico, non esistono al momento vaccini né terapie specifiche contro l’Hantavirus. Il trattamento è di tipo sintomatico e di supporto, mirato a sostenere le funzioni vitali compromesse, come quella respiratoria o cardiaca, fino al recupero del paziente.
Non emergono categorie nettamente più a rischio, anche se maggiore vulnerabilità può riguardare persone con sistema immunitario compromesso. In generale, la rarità del virus rende difficile definire statistiche precise su incidenza e diffusione.
Il messaggio degli esperti resta quindi improntato alla prudenza ma anche alla rassicurazione: la situazione è monitorata, il contagio appare limitato e le strutture sanitarie sono considerate pronte a intervenire in caso di necessità.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.