Il tesoro di 50mila libri di Bruno Gnutti in cerca di futuro

Il bibliofilo di Lumezzane vuole affidare a un ente pubblico la sua immensa collezione: un patrimonio unico tra cultura, memoria e identità

Bruno Gnutti, imprenditore originario di Lumezzane e appassionato bibliofilo, si trova oggi davanti a una scelta delicata: individuare un ente pubblico disposto a farsi carico della sua straordinaria biblioteca personale, composta da oltre 50mila volumi. Un patrimonio costruito in una vita intera, tra letture, raccolte e catalogazioni minuziose, che oggi cerca una nuova casa capace di preservarne il valore culturale.

La sua collezione è distribuita tra abitazioni e spazi privati tra Salò e Castrezzone, e rappresenta un insieme eterogeneo e ricchissimo di materiali: collane editoriali complete, romanzi, saggi di storia, arte e scienza, riviste, quotidiani con inserti, fino a pubblicazioni rare e periodici ormai introvabili. Un archivio personale che non si limita ai libri, ma include anche fotografie, oggetti e materiali collezionati nel tempo.

Una vita segnata dal “morbo di Gutenberg”

La passione di Gnutti per la carta stampata è stata descritta come una sorta di “morbo di Gutenberg”, un’espressione che indica una forma di forte attrazione per il libro come oggetto fisico e culturale. Non si tratta di una malattia clinica, ma di una definizione simbolica che racconta una dedizione totale alla lettura, alla conservazione e allo studio del sapere scritto.

Questa inclinazione ha radici lontane nella sua vita. Da giovane studente, Gnutti aveva mostrato interesse per la cultura umanistica, poi in parte deviato dalle scelte familiari e dal percorso imprenditoriale legato all’azienda di famiglia, attiva nel settore dei rubinetti. Tuttavia, quella passione iniziale non si è mai spenta, trasformandosi nel tempo in una vera e propria missione personale.

Un archivio privato diventato patrimonio culturale

Nel corso degli anni, la biblioteca di Gnutti è cresciuta fino a diventare un archivio documentale di valore straordinario, frutto di acquisti, recuperi e sistemazioni continue. L’approccio del collezionista non è stato casuale: ogni volume è stato catalogato, ordinato e in molti casi conservato con grande attenzione, a testimonianza di una cura quasi archivistica.

La raccolta riflette anche una visione ampia e non ideologica della cultura. Accanto ai classici della letteratura e della saggistica, trovano spazio pubblicazioni di orientamenti diversi e materiali provenienti da contesti editoriali eterogenei. Un’impostazione che restituisce l’immagine di una biblioteca aperta e stratificata, più simile a un centro di documentazione che a una semplice collezione privata.

La ricerca di un ente pubblico per la conservazione

Oggi il nodo centrale riguarda il futuro di questo patrimonio. Gnutti sta cercando un ente pubblico, una istituzione culturale o una realtà museale che possa garantire la conservazione e la valorizzazione della collezione. L’obiettivo è evitare la dispersione di un insieme librario che, per dimensioni e varietà, rappresenta un unicum nel territorio.

La questione non è soltanto logistica, ma anche culturale: trovare uno spazio adeguato significa assicurare continuità a un progetto di vita costruito attorno alla lettura e alla memoria scritta. Un passaggio che richiede risorse, competenze e soprattutto una visione di lungo periodo.

Un patrimonio tra memoria personale e bene collettivo

Il caso della biblioteca di Gnutti riapre una riflessione più ampia sul destino delle grandi collezioni private e sul loro possibile ruolo pubblico. In un’epoca in cui il libro cartaceo ha perso centralità rispetto al digitale, raccolte di questo tipo assumono un valore ancora più significativo come testimonianza materiale della storia editoriale e culturale contemporanea.

Il futuro del “tesoro di carta” dipenderà ora dalla capacità delle istituzioni di riconoscerne il valore e di immaginare un progetto in grado di accoglierlo. Per il suo proprietario, si tratta di trovare non solo un deposito, ma un luogo dove i libri possano continuare a vivere come strumenti di conoscenza e memoria condivisa.

Redazione

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