Il Comune di Darfo ha ottenuto il via libera politico per procedere all’acquisizione delle Terme di Boario, in un’operazione dal valore complessivo di circa 6 milioni di euro. La decisione è arrivata con il voto favorevole della maggioranza e l’astensione delle opposizioni, aprendo la strada a un progetto di rilancio del comparto termale considerato strategico per il territorio.
L’intervento rientra in una più ampia visione di rilancio turistico e produttivo dell’area, già delineata nel programma elettorale del sindaco Dario Colossi. L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare il Comune in un soggetto attivo nella gestione e nello sviluppo dell’intero sistema termale, con un ruolo di regia pubblica sul comparto.
L’operazione prevede l’acquisizione dell’intero complesso delle Terme di Boario, inclusi centro cure, spa, parcheggi, Grand Hotel e parte del parco alto attualmente ancora in mano privata. Una volta completata l’acquisizione, alcune aree saranno successivamente affidate tramite bando europeo ai nuovi gestori.
Il valore complessivo dell’operazione è stimato in circa sei milioni di euro. Una parte consistente delle risorse, pari a 3,9 milioni, arriverà dal Bim attraverso un protocollo d’intesa con disponibilità previste nel primo semestre del 2027. I restanti fondi saranno coperti dal Comune tramite l’accensione di un mutuo già inserito nel bilancio.
Il sindaco ha definito la scelta una “svolta storica”, sottolineando come il progetto punti a rilanciare il termalismo attraverso diverse direttrici. Tra queste figurano il benessere fisico e interiore, la riabilitazione, la ricerca scientifica, la formazione e l’area ludico-turistica, in un’ottica di sviluppo integrato del territorio.
Secondo l’amministrazione, il nuovo modello di gestione mira a superare la fase storica in cui il settore termale era sostenuto anche da contributi pubblici legati al turismo sanitario. La prospettiva futura, invece, è quella di un sistema orientato al turismo, allo sport, agli eventi e alla cultura, oltre che a una possibile rete sanitaria e universitaria legata alla montagna.
L’operazione dovrà essere completata entro il 31 gennaio, con l’attuale proprietà che garantirà comunque la continuità aziendale fino all’Epifania, per consentire una transizione ordinata delle attività.
Non sono mancate le perplessità da parte delle minoranze consiliari. Alcuni esponenti hanno evidenziato la complessità del progetto e i tempi ristretti per la sua attuazione, pur riconoscendo la responsabilità politica della scelta. Altri hanno espresso preoccupazioni più nette, sottolineando il rischio economico dell’operazione.
In particolare, è stato evidenziato come la struttura presenti un utile lordo negativo stimato in circa 100mila euro annui. Secondo i critici, il Comune andrebbe quindi ad acquisire non solo un bene immobiliare e turistico, ma anche una realtà economicamente in perdita, con conseguenti rischi per le finanze pubbliche.
Le opposizioni hanno inoltre richiamato precedenti iniziative di sviluppo territoriale rimaste incomplete o non pienamente operative, sollevando dubbi sulla capacità di gestione di progetti così complessi.
L’operazione include anche la chiusura dell’accordo di programma avviato nel 2010 tra Provincia, Comunità montana e Regione, che in passato aveva sostenuto il rilancio del complesso termale attraverso il coinvolgimento del settore privato.
Il dibattito politico resta quindi aperto, tra chi vede nell’acquisizione una possibile occasione di rilancio strutturale e chi teme invece un impegno economico significativo con esiti incerti.
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