Si chiude con quindici condanne il primo capitolo giudiziario dell’operazione “Icaro”, l’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia che ha portato alla luce un articolato sistema di traffico internazionale di cocaina. Il procedimento, celebrato con rito abbreviato, si è concluso con pene complessive vicine ai cento anni di reclusione nei confronti degli imputati, accusati a vario titolo di associazione transnazionale finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Al centro dell’inchiesta c’era un’organizzazione criminale composta in prevalenza da cittadini albanesi e stabilmente radicata nel territorio bresciano. Secondo gli investigatori, il gruppo rappresentava uno dei principali punti di riferimento per l’importazione e la distribuzione di ingenti quantitativi di cocaina destinati al mercato italiano, grazie a una rete di contatti che si estendeva ben oltre i confini nazionali.
Le indagini, sviluppate dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, dalla Sisco e dalla Squadra Mobile di Brescia sotto il coordinamento della Dda, hanno permesso di ricostruire l’intera filiera del narcotraffico. La droga, proveniente dai produttori attivi tra Colombia ed Ecuador, raggiungeva i grandi scali marittimi del Nord Europa, in particolare i porti di Anversa e Rotterdam. Da lì il carico veniva trasferito via terra, nascosto a bordo di autobus e mezzi pesanti, fino a raggiungere l’Italia, dove Brescia rappresentava uno degli snodi logistici più importanti per la successiva distribuzione.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i vertici dell’organizzazione svolgevano un ruolo di coordinamento a livello internazionale. Gestivano i rapporti con i fornitori sudamericani, seguivano l’arrivo delle spedizioni nei porti europei, organizzavano il trasporto verso l’Italia e supervisionavano la rete di distribuzione fino ai livelli intermedi e allo spaccio sul territorio.
Tra gli strumenti utilizzati dal gruppo figuravano anche i cosiddetti criptofonini, dispositivi dotati di software specifici per proteggere le comunicazioni e rendere particolarmente complesso il lavoro degli investigatori. Proprio l’attività tecnica e la collaborazione tra le autorità di più Paesi hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo dell’indagine.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.