Scuola, nel Bresciano restano migliaia di cattedre scoperte

Nonostante le immissioni in ruolo, il prossimo anno scolastico si aprirà con numerosi posti vacanti, soprattutto nella scuola primaria e sul sostegno. I sindacati chiedono una revisione del sistema di reclutamento

scuola

L’avvio del nuovo anno scolastico si prospetta ancora complesso per le scuole della provincia di Brescia, dove, nonostante le assunzioni in ruolo in corso, si prevede che resteranno scoperte circa 2.000 cattedre tra posti vacanti e supplenze. Una situazione che continua a mettere sotto pressione istituti, docenti e famiglie, con ripercussioni sull’organizzazione delle attività didattiche.

L’Ufficio scolastico regionale della Lombardia sta completando le procedure di assegnazione dei posti disponibili, ma il quadro definitivo sarà noto soltanto al termine delle operazioni, previsto entro la fine di luglio. A incidere sul risultato finale sono anche le rinunce alle nomine e l’esaurimento di alcune graduatorie, elementi che rendono più difficile coprire tutti gli incarichi.

Le maggiori criticità riguardano la scuola primaria e il sostegno, settori nei quali il fabbisogno di personale continua a superare la disponibilità di insegnanti. Per la primaria erano disponibili decine di posti comuni e numerose cattedre di sostegno, alle quali si aggiungono ulteriori esigenze nelle scuole secondarie.

Accanto ai posti dell’organico di diritto, dovranno essere coperti anche quelli dell’organico di fatto, cioè gli incarichi assegnati attraverso le supplenze annuali e quelli di sostegno in deroga, autorizzati in base alle necessità che emergono nel corso dell’anno scolastico.

Rispetto agli anni precedenti il numero dei precari è destinato a diminuire, ma resta comunque elevato. Dopo un anno scolastico che ha visto circa 3.000 docenti precari nelle scuole bresciane, le stime indicano che nel 2026-2027 il numero potrebbe scendere intorno alle 2.000 unità. Una riduzione che, pur rappresentando un miglioramento, non elimina il problema della continuità didattica, spesso compromessa dall’alternarsi degli insegnanti durante l’anno.

Le procedure di reclutamento proseguiranno con le assegnazioni provvisorie, le utilizzazioni e il ricorso alle graduatorie regionali, seguite dalla cosiddetta call veloce e dal conferimento delle supplenze annuali.

A livello regionale sono state autorizzate oltre 12 mila immissioni in ruolo, corrispondenti ai posti disponibili dopo la mobilità del personale. Tuttavia, secondo quanto evidenziato nel corso delle procedure, molte convocazioni non hanno avuto esito positivo a causa delle rinunce o della mancanza di candidati nelle graduatorie.

Tra le opportunità ancora disponibili figurano anche le graduatorie regionali, che comprendono centinaia di candidature per scuola dell’infanzia, primaria e sostegno. Resta però il rischio che molti nominativi siano già presenti in altri elenchi utilizzati nelle precedenti fasi di assegnazione.

Le organizzazioni sindacali tornano a chiedere una revisione delle modalità di reclutamento, ritenendo l’attuale sistema ancora troppo complesso. Secondo la Cisl Scuola, la successione dei concorsi legati al Pnrr avrebbe aumentato le difficoltà burocratiche senza incidere in maniera significativa sulla riduzione del precariato.

Tra le proposte avanzate vi è la possibilità di valorizzare maggiormente l’esperienza maturata dai docenti già inseriti nella prima fascia delle Graduatorie provinciali per le supplenze (Gps), favorendo percorsi di stabilizzazione per chi insegna da anni nelle scuole.

Anche la Flc Cgil sottolinea come la Lombardia continui a essere una delle regioni con le maggiori difficoltà nel reperire personale, con la provincia di Brescia che si conferma tra i territori più interessati dal fenomeno. Secondo il sindacato, il costo della vita e dei trasferimenti rende il territorio meno attrattivo, inducendo molti insegnanti a chiedere il trasferimento verso altre province non appena se ne presenta l’opportunità.

Redazione

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