Polpenazze, ripartono gli scavi al Lucone tra tesori della preistoria

Il sito palafitticolo patrimonio Unesco torna protagonista con una nuova campagna di ricerca nel settore 3. Archeologi, studenti e volontari internazionali lavoreranno per sei settimane

Il Lucone di Polpenazze riapre il suo straordinario archivio della preistoria con una nuova campagna di scavi archeologici dedicata alla scoperta e allo studio dell’antico villaggio palafitticolo. Le attività del 2026 sono iniziate nei giorni scorsi e proseguiranno per sei settimane, coinvolgendo esperti, studenti universitari e volontari provenienti da diversi Paesi.

Il sito, inserito dal 2011 tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco, rappresenta uno dei luoghi archeologici più importanti dell’Italia settentrionale grazie alle eccezionali condizioni di conservazione dei reperti ritrovati nel corso degli anni.

La nuova fase di ricerca interesserà in particolare il settore 3 del Lucone D, un’area che sarà esplorata dopo il completamento delle indagini condotte nel precedente settore 2. Gli scavi riguarderanno inizialmente una superficie di circa 50 metri quadrati, con l’obiettivo di comprendere meglio la struttura e i confini dell’antico insediamento.

La campagna di scavo coinvolgerà un gruppo internazionale di ricercatori e volontari. Accanto al team coordinato dal Museo archeologico della Valsabbia, opereranno studenti delle università di Padova, Pavia, Pisa, Verona, Roma La Sapienza e dell’ateneo tedesco di Bamberg. Parteciperanno inoltre numerosi volontari locali e membri del Gruppo grotte e del Gruppo archeologico ambrosiano.

Il progetto viene realizzato grazie a una concessione ministeriale ed è sostenuto dai finanziamenti della Regione e del Comune di Gavardo, con il coordinamento scientifico del Museo archeologico della Valsabbia.

L’apertura del nuovo settore rappresenta una fase particolarmente attesa dagli archeologi. Le prime analisi effettuate attraverso trincee esplorative e rilievi georadar hanno infatti individuato possibili elementi di delimitazione del villaggio, offrendo nuovi spunti per ricostruire l’organizzazione dell’antico abitato.

Le indagini sul campo serviranno anche a verificare l’efficacia delle moderne tecniche diagnostiche utilizzate negli ultimi mesi dall’équipe dell’Università di Bamberg, che ha impiegato strumenti come magnetometro e georadar per individuare strutture ancora nascoste nel terreno.

Dal 17 al 28 agosto il Lucone ospiterà inoltre i partecipanti al progetto internazionale “Palafitticoli per 10 giorni”, iniziativa legata ai volontari Unesco. Sono attesi partecipanti da diversi Paesi del mondo, tra cui Cina, Iran, Egitto, Tunisia, Algeria e varie nazioni europee. L’elenco definitivo sarà completato dopo la verifica delle procedure legate ai visti.

Il Lucone D è un insediamento palafitticolo risalente a un periodo compreso tra il 2034 e il 1968 avanti Cristo. La sua importanza deriva soprattutto dalle particolari condizioni ambientali della zona: la presenza della torbiera e l’assenza di ossigeno hanno permesso la conservazione di materiali normalmente destinati a deteriorarsi, come il legno e altri manufatti organici.

Gli scavi iniziati nel 2007 hanno già restituito reperti di eccezionale valore storico. Nel corso degli anni gli archeologi hanno potuto ricostruire parti delle abitazioni, elementi delle strutture lignee, porte, pavimentazioni, focolari e sistemi utilizzati per conservare gli alimenti.

Tra le scoperte più significative figurano il cranio di un bambino vissuto circa 4mila anni fa, rinvenuto nel 2012, e i resti che potrebbero appartenere allo stesso individuo trovati successivamente. È stata inoltre recuperata un’antichissima porta in legno completa di particolari elementi funzionali, considerata una delle più antiche d’Europa.

Le ricerche hanno portato alla luce anche oltre 50mila frammenti ossei di animali domestici e selvatici, tra cui cani, maiali, pecore, orsi, lupi e cervi, oltre a numerosi resti di fauna ittica preistorica. Tra i ritrovamenti più recenti c’è anche del frumento carbonizzato, una testimonianza che ha permesso agli studiosi di ipotizzare la produzione di una forma primitiva di birra già in epoca preistorica.

La nuova campagna di scavi punta quindi ad aggiungere nuovi tasselli alla conoscenza di una comunità vissuta oltre quattromila anni fa, continuando un percorso di ricerca che negli ultimi decenni ha trasformato il Lucone di Polpenazze in uno dei siti archeologici palafitticoli più importanti d’Europa.

Redazione

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