Truffe porta a porta alle anziane, chiesto il processo per sei persone

Oltre 1.200 vittime in tutta Italia, anche a Brescia: la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per 2,5 milioni di euro nell’inchiesta su un sistema di vendite fraudolente

anziano alla porta

Una rete di presunte truffe ai danni di donne anziane potrebbe arrivare davanti ai giudici. La Procura della Repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone accusate di aver organizzato un sistema di estorsioni e raggiri attraverso vendite porta a porta di prodotti per la casa, con vittime individuate in numerose province italiane, compresa quella di Brescia.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Guardia di Finanza di Padova, le persone coinvolte avrebbero colpito oltre 1.200 anziane in tutta Italia, tra cui circa un centinaio di vittime accertate nel territorio bresciano. L’organizzazione, con base nel Padovano ma operativa su scala nazionale, avrebbe utilizzato una rete commerciale per raggiungere direttamente le abitazioni delle persone considerate più vulnerabili.

Nel corso dell’indagine le Fiamme Gialle hanno disposto un sequestro di beni per circa 2,5 milioni di euro, comprendente orologi, gioielli, abbigliamento, accessori di lusso, disponibilità finanziarie e altri beni mobili e immobili.

Gli investigatori ipotizzano che i profitti dell’attività derivassero da due principali fonti: da un lato i forti ricarichi applicati sui prodotti venduti, arrivati secondo l’accusa fino all’800 per cento, dall’altro le commissioni riconosciute dalle società finanziarie per ogni prestito concesso alle clienti.

Le somme ottenute avrebbero consentito ai principali indagati, secondo la ricostruzione investigativa, di sostenere uno stile di vita molto elevato, caratterizzato da vacanze costose e dall’acquisto o noleggio di automobili di lusso come Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

L’indagine era partita da alcuni controlli economici sul territorio. I finanzieri avevano notato che alcuni soggetti conducevano una vita apparentemente incompatibile con i redditi dichiarati al Fisco. Tra gli elementi considerati sospetti anche il fatto che la clientela delle società riconducibili agli indagati fosse composta quasi esclusivamente da donne oltre i 60 anni.

Gli approfondimenti hanno permesso di ricostruire il presunto metodo utilizzato. Secondo gli inquirenti, gli indagati acquisivano elenchi di potenziali clienti da altre società operanti nel settore delle vendite domiciliari e organizzavano visite nelle abitazioni attraverso una rete di agenti commerciali.

Gli obiettivi sarebbero stati soprattutto anziani soli, individuati in specifiche aree territoriali. Una volta entrati nelle case, i venditori avrebbero convinto le vittime sostenendo che precedenti contratti stipulati anni prima con altre aziende le obbligassero ad acquistare nuovi prodotti.

Tra gli articoli proposti figuravano pentole, materassi, cuscini, biancheria, poltrone e dispositivi per la magnetoterapia. Secondo l’accusa, i prodotti venivano presentati come articoli di alta qualità, ma il loro valore reale sarebbe stato molto inferiore ai prezzi richiesti, generalmente compresi tra 5 mila e 7 mila euro.

Per sostenere le spese, molte vittime sarebbero state indirizzate verso finanziamenti al consumo, anche in situazioni economiche difficili e con redditi costituiti esclusivamente dalla pensione minima.

In alcuni casi, sempre secondo la ricostruzione della Procura, gli agenti sarebbero tornati più volte dalle stesse persone per proporre nuovi acquisti e modificare i finanziamenti già attivati, aumentando durata e importo delle rate.

Tra gli episodi contestati figura il caso di un’anziana padovana che, nell’arco di tre anni, avrebbe ricevuto quattro visite dai venditori e sottoscritto acquisti per 22 mila euro, oltre a circa 3 mila euro di interessi legati al finanziamento esteso fino al 2030.

Quando le clienti mostravano dubbi o rifiutavano di procedere con gli acquisti, gli indagati avrebbero prospettato possibili azioni legali, secondo quanto riferito dagli investigatori, per convincerle a firmare nuovi contratti.

L’organizzazione avrebbe inoltre potuto contare, secondo gli inquirenti, sulla collaborazione di altre società del settore delle vendite a domicilio, dalle quali sarebbero stati acquisiti elenchi di potenziali vittime.

Le persone coinvolte sono ora chiamate a rispondere davanti all’autorità giudiziaria delle accuse contestate, mentre il procedimento dovrà stabilire eventuali responsabilità definitive.

Redazione

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