Un carpentiere di 40 anni è morto dopo un malore accusato durante il lavoro in un cantiere a Trenzano, nella Bassa bresciana, e la Procura di Brescia ha avviato un’indagine per omicidio colposo. L’attenzione degli inquirenti si concentra anche sulle condizioni climatiche in cui si stava svolgendo l’attività lavorativa, considerato il forte caldo che in questi giorni sta interessando il territorio.
L’operaio ha accusato il malore intorno alle 15.30, mentre si trovava sul tetto di un’abitazione dove erano in corso alcuni lavori. La fascia oraria in cui si è verificato l’episodio coincide con uno dei periodi più critici della giornata per l’esposizione alle alte temperature e rientra nell’ambito delle limitazioni previste dall’ordinanza regionale anti-caldo della Lombardia, che in determinate condizioni vieta il lavoro all’aperto nelle ore più a rischio.
Dopo la tragedia, la magistratura bresciana ha inserito nel registro degli indagati tre persone legate alla gestione del cantiere: l’amministratore unico dell’impresa incaricata dei lavori, il responsabile della sicurezza e il preposto di cantiere.
Gli accertamenti dovranno chiarire se il caldo e le condizioni ambientali abbiano avuto un ruolo determinante nel malore che ha portato alla morte del lavoratore. Per stabilire le cause del decesso sono attesi gli esiti dell’autopsia, già eseguita, che fornirà elementi utili agli investigatori.
Sul caso è intervenuto anche il fronte sindacale. Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil Brescia hanno chiesto un rafforzamento delle misure di prevenzione nei luoghi di lavoro, sottolineando come il caldo estremo rappresenti ormai un rischio sempre più frequente per chi opera all’aperto.
Secondo le organizzazioni sindacali, la sicurezza nei cantieri deve essere garantita attraverso controlli efficaci, una corretta organizzazione delle attività e una piena applicazione delle norme già previste. L’ordinanza regionale che introduce limitazioni nei giorni caratterizzati da elevato rischio climatico viene considerata uno strumento importante, ma non sufficiente se non accompagnata da interventi concreti nelle realtà lavorative.
Tra le misure indicate dai sindacati figurano una valutazione preventiva del rischio caldo, una diversa programmazione degli orari, la sospensione o modifica delle attività nelle fasce più critiche, pause adeguate, disponibilità di acqua, aree ombreggiate e una formazione specifica per lavoratori e responsabili della sicurezza.
Le sigle evidenziano inoltre che la gestione del rischio climatico non può ricadere esclusivamente sui lavoratori, ma deve essere affrontata attraverso una responsabilità condivisa tra imprese, istituzioni e organismi di controllo.
L’obiettivo, secondo i sindacati, non è bloccare indiscriminatamente le attività lavorative, ma impedire che gli operai siano esposti a condizioni incompatibili con la tutela della salute e della sicurezza. Per questo viene richiesta una maggiore integrazione tra strumenti normativi, organizzazione degli orari, ammortizzatori sociali legati agli eventi climatici e protocolli condivisi nei cantieri.
Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil Brescia hanno infine chiesto l’apertura di un confronto territoriale tra istituzioni, enti ispettivi, sistema bilaterale e parti sociali, con l’obiettivo di rendere più efficace e strutturale la prevenzione dei rischi legati alle temperature estreme.
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