Il bitcoin attraversa una fase lontana dai livelli di entusiasmo che ne avevano caratterizzato il mercato negli anni passati. Dopo aver raggiunto nell’ottobre scorso il proprio massimo storico a 126.080 dollari, la criptovaluta si è portata intorno ai 65 mila dollari, registrando una perdita di circa il 50% in dieci mesi.
A sorprendere, oltre alla riduzione delle quotazioni, è soprattutto il cambiamento nel comportamento degli investitori. La criptovaluta, tradizionalmente associata a forti oscillazioni e a strategie speculative ad alto rischio, sembra avere perso parte dell’attrattiva che in passato alimentava scambi e volatilità.
Negli ultimi mesi, infatti, le quotazioni si sono mosse all’interno di un intervallo relativamente ristretto, riducendo quelle variazioni di prezzo che avevano reso il bitcoin uno degli strumenti preferiti da chi cercava opportunità speculative.
La situazione del bitcoin in Italia
L’interesse per le criptovalute rimane comunque significativo anche nel nostro Paese. Secondo una ricerca Deloitte citata da Milano Finanza, in Italia gli effettivi possessori di criptovalute sarebbero circa 1,4 milioni.
Il quadro nazionale presenta però anche una particolare impostazione sul piano fiscale. Le plusvalenze derivanti direttamente dal trading di bitcoin sono soggette a una tassazione del 33%, superiore rispetto all’aliquota ordinaria del 26% applicata, per esempio, alle plusvalenze azionarie.
Una disciplina differente riguarda invece gli strumenti finanziari che replicano l’andamento delle criptovalute. Chi sceglie di investire attraverso Etf dedicati può beneficiare dell’aliquota del 26%, rendendo questa modalità diversa rispetto all’acquisto diretto di bitcoin.
La fiscalità rappresenta quindi uno degli elementi che possono incidere sulle scelte degli investitori italiani, anche se naturalmente non è in grado di determinare l’andamento globale delle quotazioni.
Come funziona la tassazione negli altri Paesi europei
Il trattamento fiscale delle criptovalute varia sensibilmente all’interno dell’Europa. In Germania, per esempio, chi detiene una criptovaluta per almeno un anno può arrivare a beneficiare dell’esenzione fiscale sulla successiva vendita, secondo le regole previste per questa tipologia di operazioni.
In Francia la tassazione delle plusvalenze si colloca invece al 30%, mentre in Spagna l’aliquota può variare dal 19 al 28%, in funzione dell’ammontare del guadagno realizzato.
Le differenze tra i diversi sistemi fiscali non modificano naturalmente il prezzo internazionale del bitcoin, che viene determinato dall’incontro tra domanda e offerta sui mercati globali. Possono però contribuire a rendere più o meno conveniente l’investimento diretto per i risparmiatori dei singoli Paesi.
L’intelligenza artificiale attira il capitale speculativo
A incidere sul raffreddamento dell’interesse verso le criptovalute potrebbe essere anche la crescente attenzione rivolta al settore dell’intelligenza artificiale.
Negli ultimi mesi, una parte degli investitori alla ricerca di strumenti ad alto rischio e potenzialmente redditizi avrebbe orientato il proprio capitale verso le società tecnologiche coinvolte nello sviluppo dell’IA. Il comparto è diventato così uno dei principali poli di attrazione per chi cerca opportunità speculative sui mercati azionari.
Il fenomeno riguarda anche alcune aziende direttamente collegate al mondo delle criptovalute. Le attività di mining richiedono infatti quantità elevate di energia e infrastrutture informatiche. Alcune società impegnate nel mining hanno quindi iniziato a riconvertire parte delle proprie strutture verso i data center destinati all’intelligenza artificiale, intercettando la crescente domanda proveniente dal settore tecnologico.
Il risultato è un mercato nel quale il bitcoin sembra aver perso parte della centralità conquistata negli anni precedenti. La criptovaluta rimane uno degli strumenti più conosciuti nell’universo digitale, ma il suo appeal presso gli investitori maggiormente orientati alla speculazione appare oggi meno marcato.
La combinazione tra forte riduzione rispetto ai massimi storici, minore volatilità e concorrenza degli investimenti legati all’IA sta dunque modificando il panorama degli asset ad alto rischio. Il bitcoin resta al centro dell’attenzione finanziaria, ma non sembra più rappresentare l’unica destinazione per chi è disposto ad accettare oscillazioni elevate in cambio della possibilità di ottenere rendimenti significativi.
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