Sono trascorsi 36 anni dalla strage di Torchiera, ma il ricordo di quella notte non si è mai spento. Nella frazione di Pontevico, oggi domenica 16 agosto alle 10.45 è stata celebrata una messa nel giardino della villetta dove, tra il 15 e il 16 agosto 1990, furono uccisi quattro componenti della famiglia Viscardi.
La cerimonia si svolgerà proprio nel luogo che conserva la memoria di quella tragedia. A perdere la vita furono Giuliano e Agnese Viscardi e i figli Luciano e Maria Francesca. L’unico superstite fu Guido Viscardi, che viveva poco distante dalla casa dei genitori dopo essersi sposato.
Nel giardino è stata collocata anche una croce fatta realizzare da Guido, come segno permanente del ricordo dei familiari. A distanza di decenni, quella notte continua però a essere legata non soltanto al dolore, ma anche a interrogativi che il superstite considera ancora senza una risposta definitiva.
La scoperta della strage
Guido fu colui che, la mattina successiva alla tragedia, raggiunse l’abitazione dei genitori e trovò i corpi dei familiari. Le prime indagini si concentrarono sull’ipotesi di una rapina sfociata nel sangue.
All’interno della villetta vennero recuperate cinque ogive di pistola. Un proiettile non raggiunse le vittime e finì tra una parete e un calorifero, mentre gli altri colpirono mortalmente i quattro familiari.
Gli investigatori raccolsero testimonianze ed elementi utili alla ricostruzione dei fatti, arrivando a individuare anche l’automobile utilizzata dai responsabili. Si trattava di un taxi Mercedes rubato a grande distanza da Pontevico, sul quale era presente un telefono dal quale erano state effettuate chiamate verso la Serbia.
Quel dettaglio rappresentò un passaggio importante dell’inchiesta e contribuì a indirizzare le indagini verso due uomini indicati come criminali professionisti.
Gli arresti e la vicenda giudiziaria
Nell’autunno del 1990 furono individuati Ljubisa Vrbanovic, conosciuto come Manolo, e Ivica Bairic. La vicenda giudiziaria ebbe però sviluppi differenti per i due uomini.
Bairic riuscì a sottrarsi alla cattura, ma successivamente morì durante uno scontro a fuoco con la polizia. Manolo venne invece arrestato, processato e condannato a 40 anni di carcere.
L’uomo morì nel marzo 2014 in un ospedale di Belgrado, a causa di un tumore. La notizia relativa alla sua sepoltura venne resa pubblica solo in seguito, quando fu una figlia a indicarne l’ubicazione. Questo elemento portò successivamente alla conclusione definitiva del procedimento giudiziario in Italia.
Per Guido Viscardi, tuttavia, la vicenda non ha mai rappresentato una risposta completamente soddisfacente.
Il dubbio sull’identità
Il superstite ha continuato negli anni a chiedere una conferma scientifica attraverso l’esame del Dna, con l’obiettivo di verificare definitivamente che la persona sepolta in Serbia sia effettivamente Manolo.
È questo uno dei punti che ancora oggi alimentano il dolore di Guido. Il dubbio sull’identità dell’uomo sepolto, infatti, si aggiunge al peso di una tragedia che gli ha portato via in una sola notte i genitori e i fratelli.
«Ancora oggi vado sulla tomba dei miei familiari e devo dire “non so chi vi ha ammazzato”», ha ricordato nel corso degli anni, sottolineando anche il senso di abbandono provato dopo la strage.
Per Guido, dunque, la giustizia non è stata pienamente raggiunta. La richiesta di una prova scientifica rimane legata alla necessità di ottenere una certezza definitiva su una vicenda che continua a segnare la sua vita.
La memoria di Torchiera
La messa di domenica sarà un momento di raccoglimento per l’intera comunità. Nel giardino della villetta, dove oggi si trova la croce voluta da Guido, verranno ricordate le quattro vittime della strage.
La celebrazione permetterà di mantenere viva la memoria di una famiglia cancellata dalla violenza in una notte di agosto del 1990, ma anche di ricordare il dolore dell’unico superstite.
A 36 anni di distanza, Torchiera continua così a fare i conti con una ferita che il tempo non ha cancellato. Per Guido Viscardi, accanto al ricordo dei familiari resta soprattutto la richiesta di una verità che possa finalmente mettere un punto ai dubbi rimasti aperti.
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