All’alba di domenica 28 settembre alcuni giovani che avevano partecipato alla manifestazione pro Palestina del 22 settembre a Brescia sono stati sottoposti a perquisizione dalla Polizia di Stato, su disposizione della Procura. L’inchiesta riguarda gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine avvenuti durante il corteo a sostegno della causa palestinese e della Global Simud Flotilla.
Secondo quanto emerso, i ragazzi e le ragazze coinvolti sono indagati per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e altri reati legati all’ordine pubblico. Nei loro confronti il questore di Brescia ha disposto diversi provvedimenti, tra cui Daspo e fogli di via. Nessuno degli indagati risulta minorenne.
Le reazioni politiche e associative
L’episodio ha suscitato immediate prese di posizione da parte di realtà della sinistra e dei movimenti cittadini. Potere al Popolo Brescia ha espresso “totale solidarietà” ai giovani perquisiti, definendo l’operazione «un atto di pura intimidazione». Nel comunicato si sottolinea come «famiglie intere si sono viste invadere la casa senza che venisse trovato nulla», mentre restano sul tavolo le ipotesi di denuncia e Daspo.
Anche Rifondazione Comunista ha diffuso una nota dai toni duri, accusando il governo di «adottare metodi fascisti per reprimere ogni forma di dissenso» e collegando i provvedimenti alla cosiddetta “legge sicurezza”.
Il fronte delle contestazioni si è allargato con i comunicati di Onda Studentesca, Magazzino47 e Associazione Diritti per Tutti, che hanno denunciato una strategia repressiva mirata soprattutto a colpire i più giovani. «La repressione sta cercando di colpire duro, in particolare la composizione giovanile di queste piazze partecipatissime e determinate», si legge.
Nei testi diffusi, le sigle parlano di un tentativo del governo e degli apparati statali di indebolire la mobilitazione pro Palestina, anche attraverso la retorica della divisione tra “manifestanti buoni” e “manifestanti cattivi”. Sabato 27 settembre, intanto, un nuovo corteo in città ha visto la partecipazione di oltre diecimila persone, a conferma della forza del movimento che continua a chiedere la fine del conflitto a Gaza e la liberazione del popolo palestinese dall’occupazione israeliana.
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