La rete commerciale della provincia di Brescia si è ridotta significativamente negli ultimi sei anni. Tra il 2019 e il 2025 sono scomparsi 1.361 negozi di commercio al dettaglio, con una diminuzione delle imprese passate da 12.153 a 10.792. Un calo dell’11,2% che, secondo le stime elaborate da Confesercenti, equivale a una perdita di ricchezza sul territorio pari a circa 204 milioni di euro.
Il fenomeno della cosiddetta desertificazione commerciale non riguarda soltanto il numero delle attività chiuse, ma anche il ruolo che i negozi svolgono nei quartieri e nei piccoli centri. La riduzione delle saracinesche comporta infatti meno servizi di prossimità, meno relazioni sociali e una minore presenza quotidiana nei territori.
Meno imprese, cambia anche il lavoro nel commercio
Il ridimensionamento del settore non ha avuto lo stesso effetto su tutte le categorie occupazionali. Gli addetti complessivi nel commercio bresciano sono passati da 31.565 a 30.293 unità, con una diminuzione del 4%.
Dietro questo dato generale si nasconde però una trasformazione più profonda. I lavoratori dipendenti sono aumentati di 1.254 unità, pari a una crescita del 7%, mentre gli operatori indipendenti hanno subito una forte contrazione: 2.526 persone in meno, con una riduzione del 18,6%.
Secondo Confesercenti, questo andamento mostra un cambiamento nella struttura del settore: il commercio si concentra progressivamente in un numero inferiore di imprese e a diminuire maggiormente è la componente rappresentata da piccoli imprenditori e attività autonome.
Anche Brescia città perde negozi
La tendenza riguarda anche il capoluogo. Nel Comune di Brescia le attività commerciali al dettaglio sono passate da 2.667 nel 2019 a 2.380 nel 2025, con una perdita di 287 esercizi, pari al 10,8%.
Per Confesercenti questa riduzione corrisponde a una sottrazione di valore economico al territorio superiore ai 43 milioni di euro.
Anche in città gli addetti complessivi sono aumentati grazie alla crescita del lavoro dipendente, mentre il numero degli operatori autonomi si è ridotto del 18,2%. Un quadro che conferma una progressiva trasformazione del modello commerciale, con meno negozi indipendenti e una maggiore concentrazione dell’occupazione.
L’impatto economico della spesa online
Tra gli elementi che incidono sul cambiamento delle abitudini di acquisto c’è anche la crescita del commercio digitale. Secondo le elaborazioni di Confesercenti, la differenza principale riguarda la permanenza della ricchezza generata dai consumi.
Per ogni 100 euro spesi nelle attività fisiche circa 70 euro rimangono collegati all’economia locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi e imposte. Al contrario, quando la spesa viene trasferita verso grandi marketplace internazionali, una quota rilevante del valore economico tende a uscire dal territorio.
Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale, sottolinea come la chiusura di un negozio non rappresenti soltanto la perdita di un’attività economica. Secondo l’associazione, ogni esercizio commerciale contribuisce anche alla sicurezza e alla qualità della vita dei quartieri, grazie alla presenza quotidiana e alle relazioni costruite con i cittadini.
La raccolta firme per sostenere il commercio di prossimità
Per contrastare il fenomeno, Confesercenti promuove una mobilitazione nazionale a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.
L’iniziativa punta a raggiungere quota 50 mila firme, necessarie per portare la proposta all’attenzione del Parlamento. Al momento sono già state raccolte quasi 40 mila sottoscrizioni.
A Brescia sarà possibile firmare in due appuntamenti dedicati:
- mercoledì 9 settembre, dalle 16.30 alle 19.30, in via Salgari 2;
- giovedì 10 settembre, dalle 8.30 alle 12.45, in piazza Vittoria, all’angolo con via XXIV Maggio.
La proposta punta a introdurre strumenti di sostegno per i negozi e i servizi di quartiere, con l’obiettivo di contrastare la perdita progressiva delle attività commerciali nei centri urbani e nei territori più piccoli.
La sfida per Brescia riguarda quindi non solo la tutela dei negozi esistenti, ma la capacità di mantenere vivi i luoghi di incontro e i servizi essenziali nelle comunità locali.
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