Prestazione universale: i limiti della nuova riforma sulla disabilità

La sperimentazione della "Prestazione Universale" evidenzia criteri restrittivi e una platea di beneficiari molto ridotta.

 

Dal 1° gennaio 2025 è in vigore la nuova misura della Prestazione Universale, inserita nella riforma sulla disabilità e attualmente in fase di sperimentazione in nove province italiane. Tuttavia, la sua applicazione solleva numerose critiche a causa dei requisiti stringenti che riducono il numero di anziani realmente beneficiari.

Una misura per pochi

La sperimentazione biennale, che coinvolge province come Brescia, Firenze e Salerno, è stata finanziata con 500 milioni di euro (300 per il 2025 e 200 per il 2026). Tuttavia, il direttore del Patronato Acli di Brescia, Fabio Raggi, ha sottolineato che i criteri anagrafici ed economici rendono questa prestazione accessibile a pochissimi anziani, stimando una platea di meno di 30.000 persone in tutta Italia.

Per accedere al beneficio è necessario soddisfare requisiti molto specifici: essere over 80, avere una disabilità gravissima, percepire l’indennità di accompagnamento e presentare un Isee sociosanitario inferiore ai 6.000 euro annui. Questi criteri, giudicati troppo restrittivi, limitano il sostegno a una fascia ridottissima della popolazione.

Criticità nel sistema

Gli aspetti anagrafici e geografici del beneficio sono tra i più contestati. Mauro Paris, segretario Spi Cgil di Brescia, evidenzia come la soglia degli 80 anni sia arbitraria, ignorando che molti disturbi cognitivi o di non autosufficienza insorgono anche in età inferiore. Inoltre, le differenze territoriali non sono tenute in considerazione: vivere in una città come Brescia offre maggiori opportunità rispetto a un paesino dell’Alta Valcamonica, dove i servizi sono più difficili da raggiungere.

Un ulteriore problema è rappresentato dalla complessità delle procedure burocratiche. Dal 1° gennaio, il medico di base dovrebbe avviare il processo tramite una certificazione, ma mancano ancora le disposizioni attuative, causando incertezza sia tra i pazienti che tra i medici.

L’indicatore economico e il sostegno limitato

Anche sul fronte economico, l’Isee fissato a 6.000 euro annui è stato ampiamente criticato. Secondo Roberto Bocchio, segretario Fnp Cisl di Brescia, un limite così basso esclude numerosi anziani che potrebbero avere bisogno di sostegno. Sarebbe preferibile alzare la soglia a 10.000 euro e considerare chi percepisce la pensione sociale o minima. Bocchio sottolinea che sarebbe necessario un intervento strutturale piuttosto che l’ennesimo bonus a tempo.

Verso il futuro

Nonostante le critiche, questa sperimentazione potrebbe rappresentare un primo passo verso una riforma strutturale del sistema di sostegno agli anziani non autosufficienti. Nel frattempo, il consiglio per gli over 80 che soddisfano i requisiti è quello di aggiornare il proprio Isee e presentare domanda tramite i patronati.

Conclusione

La Prestazione Universale, pur introducendo un sostegno teoricamente innovativo, rischia di tradire il suo intento a causa di criteri troppo selettivi e di un’attuazione carente. Il prossimo futuro dirà se questa misura sarà un’occasione persa o un punto di partenza per interventi più inclusivi.

Redazione

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