Piazza della Loggia, 51 anni dopo nuovi processi e testimonianze riaprono il dibattito

Condanna a Toffaloni, accuse a Zorzi e il racconto dei familiari: "Verità ostaggio per decenni"

Strage piazza della Loggia

A pochi giorni dal cinquantunesimo anniversario della Strage di piazza della Loggia, torna alla ribalta una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana. Era il 28 maggio 1974, quando un ordigno esplose nel cuore di Brescia, uccidendo otto persone durante una manifestazione antifascista. Ora, nuove sentenze e testimonianze riportano al centro dell’attenzione pubblica i depistaggi, le complicità e le sofferenze individuali.

Condanna a Marco Toffaloni: “Tutti sapevano”

Tra le novità più rilevanti c’è la condanna a 30 anni inflitta a Marco Toffaloni, all’epoca dei fatti minorenne. Secondo il tribunale, il giovane neofascista veronese avrebbe avuto un ruolo diretto nell’esecuzione dell’attentato. Una svolta che evidenzia l’enorme ritardo nel riconoscimento della verità.

Manlio Milani, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, ospite a “Messi a fuoco” su Teletutto, ha commentato: “La condanna è la conferma che tutti sapevano tutto poche ore dopo. È motivo di grande amarezza perché ci sono voluti cinquant’anni e uno sforzo immenso della magistratura per arrivare a risultati che si potevano ottenere subito. E se la verità non fosse stata occultata fin dall’inizio, non ci sarebbe stata nemmeno la Strage dell’Italicus“.

Depistaggi e vittime collaterali

Nel corso della stessa trasmissione, condotta da Andrea Cittadini, sono intervenuti anche l’avvocato Andrea Ricci, storico patrocinatore di parte civile, e Sergio Arcai, figlio del giudice Giovanni Arcai e fratello di Andrea Arcai, che fu ingiustamente arrestato da minorenne proprio in relazione alla strage.

Secondo quanto riferito dalla testimone chiave Ombretta Giacomazzi, durante il processo a Roberto Zorzi, l’altro presunto attentatore, fu l’allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino a metterla davanti a un ultimatum: accusare falsamente Arcai o essere incriminata per concorso in strage.

Sergio Arcai ha denunciato con fermezza il peso dell’ingiustizia subita: “Si ha almeno idea di cosa significa vivere con l’accusa di aver compiuto una strage? Dei traumi, dei costi, degli anni rubati? E nessuno ha mai chiesto scusa a chi è stato processato ingiustamente”.

La memoria e il silenzio delle istituzioni

Durante la puntata, Milani ha inoltre evidenziato la responsabilità politica e morale della destra di allora: “La sinistra ha messo il suo album di famiglia sul tavolo. La destra no. Se vogliamo davvero capire e ricostruire quegli anni, dobbiamo superare la logica della contrapposizione. Noi lo abbiamo fatto, cercando il dialogo anche con Maurizio Tramonte, ma lui ha rifiutato. In cambio cosa abbiamo avuto? L’apertura a Brescia di una sezione giovanile di Fratelli d’Italia intitolata a Pino Rauti”.

Un percorso di giustizia ancora aperto

Le parole pronunciate dai protagonisti di ieri e di oggi riportano a galla la dimensione collettiva e personale del dolore e dell’ingiustizia. La sentenza su Toffaloni e la testimonianza contro Zorzi hanno finalmente iniziato a scardinare il muro di omertà e depistaggi che ha per decenni consegnato la verità a un limbo giudiziario.

Redazione

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