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Il Ramadan nel bresciano: un mese di riflessione e solidarietà per 40.000 musulmani

In un contesto di guerra e sfide quotidiane, la comunità musulmana in provincia di Brescia si prepara al mese sacro del Ramadan.

Il 11 marzo prende il via il Ramadan, il mese sacro del digiuno per la comunità musulmana, coinvolgendo circa 40.000 persone nella provincia di Brescia. Un numero significativo, considerando che il 26,3% dei 153.563 residenti non italiani segue la fede islamica, secondo le stime di Franco Valenti, noto studioso e autore del Dossier Immigrazione.

Contrariamente ad altri anni, il periodo di festività si svolgerà senza molti rientri nei Paesi di origine, poiché coincide con un periodo lavorativo e, purtroppo, con il contesto di guerre persistenti. Questa sfida aggiuntiva rende il Ramadan non solo un momento di devozione religiosa, ma anche un periodo in cui la comunità musulmana bresciana è chiamata a rafforzare la solidarietà, soprattutto verso le vittime civili colpite da conflitti.

Il contesto demografico della provincia evidenzia una diversità religiosa, con il cristianesimo come la fede più diffusa tra i nuovi cittadini bresciani, in particolare con una maggioranza di chiese ortodosse orientali. Tuttavia, il Ramadan diventa un’occasione unica per celebrare la diversità culturale e religiosa, promuovendo la comprensione reciproca e il dialogo interculturale.

Il mese sacro è caratterizzato dal digiuno dall’alba al tramonto, durante il quale i fedeli si dedicano alla preghiera, alla riflessione spirituale e all’aumento delle opere di carità. In un contesto di difficoltà e incertezze, la solidarietà diventa fondamentale, e la comunità musulmana è chiamata a estendere la mano verso coloro che soffrono, contribuendo a lenire le conseguenze delle guerre e delle sfide quotidiane.

Franco Valenti, analizzando i dati demografici, sottolinea l’importanza di incrementare la solidarietà, specialmente verso le vittime civili coinvolte nei conflitti. Il Ramadan diventa così un momento propizio per sensibilizzare e coinvolgere la società bresciana nell’aiuto concreto a chi è colpito dalle difficoltà, trasformando la devozione individuale in un’azione collettiva di benevolenza.

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