A Brescia e in provincia le case non mancano, ma sembrano comunque introvabili. È questa la contraddizione che emerge dai numeri più recenti sulla situazione abitativa: circa 185mila abitazioni risultano vuote, eppure per migliaia di famiglie, giovani e lavoratori trovare una casa in affitto o da acquistare continua a essere un’impresa complessa, spesso impossibile. Un paradosso che riflette una tendenza nazionale e che solleva interrogativi profondi sulle dinamiche del mercato immobiliare.
Secondo i dati elaborati da Censis, Istat e Commissione europea, in Italia le abitazioni “non occupate” sono circa 8,5 milioni, pari al 25,7% del patrimonio immobiliare complessivo: più di una casa su quattro non è stabilmente abitata. Un fenomeno che riguarda anche Brescia, dove il numero di alloggi sfitti cresce in parallelo a una domanda abitativa sempre più pressante.
Le cosiddette “case dormienti” non costituiscono un insieme omogeneo. Una parte significativa è rappresentata da seconde case utilizzate solo per brevi periodi, circa 5,8 milioni a livello nazionale, spesso concentrate in aree turistiche o nei centri storici. A queste si aggiungono oltre 1,4 milioni di abitazioni prive persino degli allacciamenti a luce e acqua, segno di un degrado strutturale o di un abbandono di lungo periodo, e circa 1,3 milioni di immobili con utilizzi marginali o discontinui.
In provincia di Brescia, la situazione assume contorni ancora più complessi. Da un lato si registra una carenza di alloggi accessibili, dall’altro un patrimonio immobiliare che rimane inutilizzato o sottoutilizzato. Le ragioni sono molteplici e intrecciano fattori economici, demografici e sociali.
Un elemento chiave è rappresentato dall’inverno demografico. L’invecchiamento della popolazione e la riduzione complessiva degli abitanti portano allo svuotamento progressivo di piccoli comuni e aree interne, dove molte case restano chiuse perché ereditate, difficili da vendere o non più adatte alle esigenze abitative contemporanee. Allo stesso tempo, la domanda si concentra nelle zone urbane e nei poli attrattivi, creando uno squilibrio strutturale.
A questo si aggiunge l’aumento dei prezzi degli immobili e degli affitti, che rende inaccessibili molte abitazioni anche quando fisicamente disponibili. Le case ci sono, ma non a condizioni sostenibili per una larga fascia della popolazione. Giovani coppie, studenti e lavoratori con contratti precari faticano a entrare nel mercato, mentre i proprietari preferiscono spesso mantenere gli immobili vuoti piuttosto che affittarli a lungo termine, per timore di morosità, vincoli normativi o costi di manutenzione.
Un ruolo decisivo lo giocano anche gli affitti brevi e stagionali, soprattutto nelle aree a forte richiamo turistico come il lago di Garda. In queste zone, una quota crescente di abitazioni viene destinata all’ospitalità temporanea, riducendo drasticamente l’offerta di alloggi per residenti. La redditività degli affitti turistici supera quella dei contratti tradizionali, alimentando un circolo vizioso che spinge ulteriormente i prezzi verso l’alto.
Il risultato è una emergenza abitativa che convive con l’abbondanza di case vuote, un ossimoro che, come sottolineato dallo stesso Censis, accompagna il dibattito sulle abitazioni da oltre due secoli e che appare oggi più attuale che mai. Le politiche pubbliche faticano a colmare il divario tra domanda e offerta, anche perché non tutte le case sfitte sono immediatamente utilizzabili: molte necessitano di ristrutturazioni costose, altre si trovano in contesti poco attrattivi o scarsamente serviti.
In questo scenario, Brescia diventa uno specchio delle contraddizioni nazionali. Una provincia dinamica dal punto di vista economico, ma segnata da forti disuguaglianze territoriali e da un mercato immobiliare che premia la rendita più che la funzione sociale della casa. La disponibilità di abitazioni non si traduce automaticamente in accesso alla casa, soprattutto in assenza di strumenti efficaci di mediazione tra proprietà privata e interesse collettivo.
La “questione delle abitazioni”, dunque, non è solo un problema di quantità, ma di distribuzione, utilizzo e sostenibilità. E senza un cambio di approccio, il rischio è che il numero delle case vuote continui a crescere, mentre per molti la casa resti ancora un miraggio.
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