Brescia, accuse di abusi sulle attiviste fermate: la Questura respinge le critiche

Dopo il fermo di 22 attivisti di Extinction Rebellion, la polizia dichiara di aver seguito le procedure e tutelato la dignità delle persone coinvolte

Brescia. Le accuse di Extinction Rebellion contro la Questura di Brescia hanno suscitato grande clamore, portando la vicenda anche all’attenzione del Parlamento. Dopo il blitz dei 22 attivisti davanti alla sede della Leonardo Spa, lunedì scorso, alcune militanti hanno denunciato di essere state costrette a spogliarsi e a fare piegamenti sulle gambe durante le perquisizioni in Questura. Tuttavia, in una nota ufficiale, la polizia ha negato qualsiasi abuso di potere, sottolineando di aver rispettato le procedure previste dalla legge.

Il blitz e le motivazioni del fermo

Il fermo è avvenuto dopo una manifestazione che, secondo le forze dell’ordine, avrebbe causato disordini pubblici e bloccato le attività dello stabilimento. Gli attivisti si erano incatenati tra loro per impedire il transito dei camion e avevano imbrattato le mura dell’azienda con scritte. Una manifestante si era inoltre arrampicata su un pennone portabandiera.

La polizia ha motivato il fermo, durato circa 7 ore, con la necessità di ripristinare la viabilità e garantire la sicurezza pubblica. Durante questo periodo sono stati redatti i verbali per le perquisizioni personali, i sequestri di materiale e la notifica dei provvedimenti amministrativi.

Le accuse di Extinction Rebellion

Secondo la denuncia del movimento ambientalista, diverse attiviste avrebbero subito trattamenti degradanti durante le perquisizioni, con modalità non riservate agli uomini fermati. Le militanti hanno riferito di essere state costrette a spogliarsi e a eseguire piegamenti sulle gambe, denunciando una violazione della loro dignità e un uso sproporzionato delle procedure.

La risposta della Questura

In una nota ufficiale, la Questura di Brescia ha risposto alle accuse, spiegando che tutte le operazioni si sono svolte nel pieno rispetto della legge e sotto la supervisione dell’autorità giudiziaria. “In ogni momento è stata tutelata la riservatezza e la dignità delle persone”, si legge nel comunicato.

La polizia non nega che durante le perquisizioni sia stato richiesto alle donne di fare piegamenti sulle gambe, precisando però che tale procedura è standard e finalizzata a rilevare eventuali oggetti pericolosi nascosti sugli indumenti. L’operazione è stata condotta esclusivamente da personale femminile per le donne coinvolte.

Inoltre, la Questura ha sottolineato che, nonostante il numero elevato di fermati e il loro atteggiamento definito “poco collaborativo”, sono stati garantiti pasti e informazioni trasparenti ai legali e agli interlocutori istituzionali che hanno seguito la vicenda.

L’interrogazione parlamentare

L’episodio ha scatenato un forte dibattito politico. Marco Grimaldi, vice capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, e il deputato del PD Gianantonio Girelli hanno presentato due interrogazioni parlamentari al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo di fare chiarezza sulla vicenda e di verificare la correttezza delle procedure adottate.

Una vicenda ancora aperta

La Questura ha ribadito di aver agito nel rispetto delle regole e che l’autorità giudiziaria è stata costantemente informata durante tutte le fasi del fermo. Tuttavia, le denunce delle attiviste continuano a destare preoccupazione e non si esclude che l’episodio possa avere ulteriori sviluppi, sia sul piano giudiziario che politico.

Redazione

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