Ono San Pietro, il dolore infinito di Erica Patti: paura per i benefici di legge all’ex marito

La madre di Andrea e Davide, uccisi nel 2013, teme che l’assassino possa ottenere permessi

Per Erica Patti i giorni dei possibili benefici di legge per il suo ex marito coincidono con il ritorno delle paure. È la madre di Andrea e Davide, i due bambini di 12 e 9 anni uccisi a Ono San Pietro dal padre Pasquale Iacovone il 16 luglio 2013 e poi bruciati nell’incendio da lui stesso appiccato. Un delitto che sconvolse l’Italia e che portò alla condanna all’ergastolo.

Iacovone, rimasto ustionato nell’abitazione, secondo le indagini simulò il suicidio. La Cassazione confermò la ricostruzione, stabilendo la condanna al carcere a vita. Per la madre dei piccoli, però, la sentenza ha rappresentato l’inizio di un ergastolo diverso: quello del dolore e della paura che oggi si rinnova.

Le preoccupazioni della madre

Erica racconta di vivere nuovamente con l’angoscia: «Io e la mia famiglia abbiamo paura. Se dovesse uscire dal carcere, potrei ritrovarmelo davanti. Non ha mai ammesso le sue colpe, anzi continua a pensare che la responsabilità sia mia». come raccolto dai colleghi di BresciaOggi.

La donna ribadisce che l’ex marito non ha mostrato alcun segno di ravvedimento e che, per colpirla, decise di togliere la vita ai figli. Per questo chiede che non gli vengano concessi benefici e, qualora fossero previsti, che le vittime vengano almeno informate tempestivamente.

Il nodo della legge

Gli avvocati che assistono Erica Patti richiamano l’attenzione sulle lacune normative. Uno di loro sottolinea che la giurisprudenza ha riconosciuto come la pericolosità di chi commette reati di genere sia intrinseca, poiché spesso l’autore continua a ritenere la vittima responsabile del proprio gesto. Questo atteggiamento, spiegano i legali, può indurre a considerare il detenuto un “modello” agli occhi del magistrato, pur covando ancora rancore.

L’altro legale ricorda invece che è allo studio un disegno di legge che prevede la notifica della data del permesso premio alle vittime. Una misura utile, ma non sufficiente: servirebbe un’udienza che permetta alla parte lesa di esprimere le proprie ragioni prima della decisione definitiva.

La battaglia contro la violenza di genere

Dal giorno della tragedia, Erica Patti ha trasformato il proprio dolore in impegno civile: ha fondato associazioni, partecipato a incontri e scritto libri per sensibilizzare sul tema della violenza di genere. Il suo timore è che, senza un ascolto diretto delle vittime, il sistema finisca per sottovalutare il rischio che persone condannate per delitti così gravi possano tornare a minacciare chi hanno già colpito.

La sua richiesta è chiara: nessun beneficio senza un reale ravvedimento e senza la tutela effettiva di chi ha già pagato un prezzo altissimo.

Redazione

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