Un provvedimento inatteso ha sollevato polemiche nella scuola primaria di Sale, frazione di Gussago (Brescia): l’Istituto comprensivo locale ha diffuso una circolare ai genitori che vieta l’uso di spazzolino, dentifricio e collutorio dopo il pranzo, eccezion fatta per gli studenti con apparecchi ortodontici o esigenze igieniche particolari. Una decisione che ha riacceso il dibattito sull’educazione alla salute orale nelle scuole italiane.
Il gruppo consiliare Pd per Gussago Comunità Democratica ha portato il tema in consiglio comunale tramite un’interpellanza. La capogruppo Rossella Olivari ha evidenziato come l’igiene orale rappresenti un pilastro fondamentale della prevenzione sanitaria, soprattutto in età infantile, quando si formano le abitudini che influenzano il benessere anche da adulti.
La richiesta al Comune è chiara: predisporre spazi adeguati all’interno degli istituti scolastici per consentire ai bambini di lavarsi i denti in modo sicuro, soprattutto dopo la mensa. Olivari ha ribadito che l’iniziativa non vuole essere una critica all’organizzazione scolastica, ma un invito alla collaborazione, per affrontare un problema che coinvolge anche le carenze strutturali e di personale che affliggono molte scuole italiane.
Secondo la consigliera, è necessario avviare un dialogo costruttivo tra amministrazione comunale e scuole per stipulare un vero e proprio “patto” a favore dei bambini, garantendo loro ambienti salubri e supporto concreto al personale scolastico.
Il sindaco Giovanni Coccoli, interpellato sul tema, ha dichiarato di non essere stato informato preventivamente della circolare. Ha però assicurato che si confronterà con la dirigente scolastica e fornirà una risposta scritta in tempi brevi.
La questione solleva un dubbio ricorrente: esiste davvero una norma nazionale che vieta il lavaggio dei denti a scuola? La risposta è no. Attualmente non è in vigore alcun divieto ministeriale specifico. L’unica indicazione ufficiale richiede che i bambini siano sorvegliati durante le attività scolastiche. Questo implica che ogni decisione in merito sia affidata all’organizzazione interna dei singoli istituti, spesso limitati da carenze di organico e spazi inadeguati.
Il caso di Gussago evidenzia una frattura tra le intenzioni educative e la realtà gestionale delle scuole italiane. Negli anni ’70, il “Progetto Scuola” promosso dall’Amdi (Associazione dei medici dentisti italiani), con il supporto del professor Carlo Guastamacchia, portò avanti campagne di sensibilizzazione all’interno degli istituti, persino con la distribuzione di kit per l’igiene orale allegati al Corriere dei Piccoli nel 1979. Un’epoca in cui prevenzione e informazione andavano di pari passo.
Oggi, invece, la sfida è più organizzativa che educativa: come rendere possibile ciò che tutti ritengono utile, ma pochi sono in grado di attuare? Il tema dell’igiene orale a scuola, che sembrava acquisito, torna quindi ad animare il dibattito pubblico, sottolineando l’importanza di investimenti strutturali, formazione del personale e spazi adeguati.
In attesa delle risposte dell’amministrazione, la questione resta aperta: vietare una buona abitudine per motivi organizzativi è davvero la scelta migliore?
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