Benzina sotto sequestro a Salò: chiusi due distributori Ewa

Sotto sigilli due impianti nel bresciano: collegamenti con la maxi inchiesta nazionale su frodi fiscali nel settore carburanti

Nel cuore di Salò si è concretizzato un nuovo capitolo della vasta indagine che negli ultimi mesi ha interessato il comparto dei carburanti in Italia. Due stazioni di rifornimento a marchio Ewa sono state poste sotto sequestro, determinando l’immediata cessazione dell’attività. I provvedimenti hanno riguardato gli impianti situati in piazza San Bernardino e in via Pietro da Salò, nella zona delle Rive, già finiti sotto osservazione nell’ambito dei controlli delle autorità.

L’intervento operativo è stato eseguito congiuntamente dalla Polizia Locale e dalla Guardia di Finanza, che hanno apposto i sigilli impedendo la prosecuzione dell’attività commerciale. La chiusura è stata disposta a seguito di un iter amministrativo concluso con la revoca delle autorizzazioni, decisione maturata sulla base di una sentenza definitiva del Consiglio di Stato. Quest’ultima ha confermato l’interdittiva antimafia precedentemente emessa dalla Prefettura di Milano nei confronti della società originaria titolare degli impianti.

Il caso locale si inserisce in un quadro molto più ampio che coinvolge numerose regioni italiane. Il marchio Ewa è infatti al centro di una complessa indagine giudiziaria coordinata dalla Procura di Napoli Nord, con il supporto della Guardia di Finanza di Caserta. Le investigazioni hanno portato alla luce un presunto sistema strutturato per eludere il pagamento dell’Iva, basato su una rete di società fittizie e passaggi commerciali difficili da tracciare.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il meccanismo avrebbe consentito di immettere sul mercato carburante acquistato senza imposta, venduto poi a prezzi significativamente inferiori rispetto a quelli praticati dagli operatori regolari. Una dinamica che avrebbe generato un doppio effetto negativo: un rilevante danno erariale e una forte distorsione della concorrenza, penalizzando le imprese che operano nel rispetto delle normative fiscali.

Con il proseguire delle indagini, sono emersi anche ulteriori elementi di criticità. In particolare, sono stati segnalati possibili rischi di infiltrazioni criminali nel settore, circostanza che ha portato all’emissione di numerose interdittive antimafia. Questo ha determinato la chiusura forzata di centinaia di distributori su tutto il territorio nazionale, inclusa la Lombardia.

I numeri dell’operazione risultano significativi: tra il 2025 e i primi mesi del 2026, sono stati sequestrati beni per un valore superiore a 112 milioni di euro, mentre circa 200 impianti sono stati costretti a interrompere l’attività. Le operazioni di controllo, tuttavia, non risultano ancora concluse. Le autorità continuano infatti a monitorare il settore, segnalando come la rete coinvolta non sia stata completamente smantellata.

In questo contesto si colloca l’episodio di Salò, che rappresenta un ulteriore sviluppo dell’inchiesta. La chiusura dei due distributori conferma la portata capillare delle verifiche in corso e la volontà delle istituzioni di contrastare in modo incisivo le irregolarità nel mercato dei carburanti.

L’azione coordinata tra enti locali, forze dell’ordine e magistratura evidenzia un approccio sistemico volto a ristabilire condizioni di legalità e trasparenza in un settore strategico per l’economia nazionale. Il caso dei distributori Ewa di Salò si inserisce quindi in una più ampia strategia di controllo e repressione delle frodi fiscali, con l’obiettivo di tutelare sia le entrate pubbliche sia gli operatori economici che rispettano le regole.

Redazione

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