Inflazione bassa a Brescia, ma rincari pesano sulla spesa

Prezzi al +1% tra i più contenuti in Italia, ma aumentano trasporti e beni quotidiani

A Brescia l’inflazione resta tra le più basse del Paese, ma l’impatto sui bilanci familiari continua a farsi sentire, soprattutto per le spese quotidiane. Nel mese di marzo il tasso si è attestato al +1%, ben al di sotto della media nazionale del +1,7%, collocando la città al 58esimo posto nella classifica italiana per incremento dei prezzi.

Il dato medio annuo si traduce in un aumento di circa 302 euro per famiglia, una cifra inferiore rispetto a molte altre realtà italiane. Tuttavia, il quadro complessivo nasconde dinamiche più complesse, legate alla distribuzione dei rincari tra i diversi settori di spesa.

A livello nazionale, l’inflazione continua a incidere in modo significativo, con un impatto medio di 427 euro annui per nucleo familiare. Alcune città registrano aumenti ben più elevati, come Como con 816 euro, Belluno con 678 e Roma con 645 euro. In questo contesto, Brescia appare relativamente meno colpita, almeno nei dati aggregati.

Ma osservando le singole voci emerge una realtà diversa. I rincari si concentrano soprattutto nei comparti più sensibili per la vita quotidiana, rendendo più evidente la percezione dell’aumento dei prezzi. A marzo, ad esempio, i trasporti hanno registrato un incremento del +2,6% su base mensile e del +2,3% su base annua, trainati in gran parte dal costo dei carburanti.

Non solo mobilità. Anche i servizi finanziari e assicurativi segnano un aumento del +3,9%, mentre l’area dell’assistenza alla persona e dei servizi vari cresce del +4,1%. Si tratta di ambiti difficilmente comprimibili, che incidono direttamente sulla spesa delle famiglie.

Il cosiddetto “carrello della spesa” evidenzia ulteriormente questa tendenza: i beni alimentari e di uso quotidiano registrano un aumento del +1,4%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto arrivano al +3,1%. Numeri che si avvicinano molto di più alla media nazionale, contribuendo a una percezione di inflazione più elevata rispetto a quella ufficiale.

A bilanciare questi aumenti intervengono alcune voci in controtendenza. I costi legati all’abitazione e alle utenze risultano in calo dell’1% su base annua, mentre il settore dell’informazione e comunicazione segna una diminuzione ancora più marcata (-4%). In lieve flessione anche i servizi di ristorazione e alloggio (-0,4%).

Questo equilibrio tra aumenti e diminuzioni consente a Brescia di mantenere un indice generale contenuto. Tuttavia, il dato medio non riflette pienamente l’esperienza quotidiana delle famiglie, che si confrontano con rincari concentrati proprio nelle spese più frequenti e difficili da evitare.

Allargando lo sguardo alla Lombardia, emerge un contesto più vicino alla media nazionale. Milano registra un’inflazione del +1,8% (553 euro annui), mentre Bergamo e Varese si attestano al +1,6% (483 euro). Brescia si distingue quindi per un livello più basso, ma con una distribuzione dei rincari meno uniforme.

La lettura complessiva evidenzia tre livelli distinti: un’Italia al +1,7% con aumenti diffusi, una Lombardia poco al di sotto ma in linea con il trend nazionale, e una Brescia più contenuta nei numeri ma colpita in modo mirato. Il nodo centrale resta proprio questo scarto tra inflazione statistica e inflazione percepita, destinato a influenzare il dibattito economico nei prossimi mesi.

Redazione

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